Giunti alla pubblicazione del loro quarto eponimo album, i torinesi Fluxus hanno deciso di addolcire lo stile della loro musica. Franz Goria, cantante e chitarrista della band ci ha raccontato come sono giunti a questa formula finale, dopo un’attesa di ben quattro anni dal precedente “Pura lana vergine” (1998). “Suoniamo insieme da molto tempo e, effettivamente, in questo album tutti riscontrano un cambiamento. In realtà il mutamento non è stato voluto ma si è trattato semplicemente di una evoluzione naturale”.
La corrente artistica Fluxus si sviluppa agli inizi degli anni ’60 sotto la spinta creativa John Cage puntando su un uso diverso dei canali ufficiali dell’arte e sullo scardinamento di ogni linguaggio specifico. “Il nostro nome è nato come una citazione omaggio a questa forma d’arte nella quale ci riconosciamo”, spiega il musicista. “Noi però non ci consideriamo un gruppo che fa musica Fluxus, ma cerchiamo di avere un simile taglio artistico nello studio della grafica”.
Il disco, infatti, è stato anticipato dal logo-simbolo della band, una sagoma di maiale barrata su uno sfondo rosa. “Non facciamo musica per vivere. Io faccio il grafico e mi occupo di comunicazione visiva, Luca Pastor (chitarra e basso) è un video maker per cui spesso uniamo il nostro lavoro alla nostra passione nella cura del lato grafico. Il logo è una cosa molto importante, è un’immagine molto radioattiva ed è una cosa su cui puntiamo molto. D’altronde ci sentiamo più rappresentati da un simbolo che dalle nostre facce”.
I testi scritti da Goria e Pastor descrivono una visione della società moderna pessimista e caustica comandata dai mass media in cui “I cinque notiziari quotidiani raccontano dei pompini del re” (da “Talidomide”). “Il modo in cui scriviamo i testi è l’unica cosa che non è cambiata in questi anni. Non scegliamo volutamente di parlare di certi argomenti, ci viene naturale affrontarli. La realtà che vediamo è triste”.
Nel disco compare la collaborazione dell’immancabile Roy Paci. “Roy ha già fatto un sacco di dischi e ne vuole registrare altrettanti. Uno dei suoi obiettivi è proprio quello di registrare un numero incredibile di album”, spiega Franz. “Da tempo sentivamo il bisogno di inserire una tromba nelle nostre canzoni, gli abbiamo chiesto di aiutarci e lui ha dato il tocco finale a tutte le nostre composizioni, abbiamo ottenuto da lui più di quanto pensavamo”.
Tra i progetti futuri del gruppo c’è sicuramente una tournée che si incastrerà con i loro impegni lavorativi. “Eh si, tra musica e lavoro ci facciamo il culo”.
La corrente artistica Fluxus si sviluppa agli inizi degli anni ’60 sotto la spinta creativa John Cage puntando su un uso diverso dei canali ufficiali dell’arte e sullo scardinamento di ogni linguaggio specifico. “Il nostro nome è nato come una citazione omaggio a questa forma d’arte nella quale ci riconosciamo”, spiega il musicista. “Noi però non ci consideriamo un gruppo che fa musica Fluxus, ma cerchiamo di avere un simile taglio artistico nello studio della grafica”.
Il disco, infatti, è stato anticipato dal logo-simbolo della band, una sagoma di maiale barrata su uno sfondo rosa. “Non facciamo musica per vivere. Io faccio il grafico e mi occupo di comunicazione visiva, Luca Pastor (chitarra e basso) è un video maker per cui spesso uniamo il nostro lavoro alla nostra passione nella cura del lato grafico. Il logo è una cosa molto importante, è un’immagine molto radioattiva ed è una cosa su cui puntiamo molto. D’altronde ci sentiamo più rappresentati da un simbolo che dalle nostre facce”.
I testi scritti da Goria e Pastor descrivono una visione della società moderna pessimista e caustica comandata dai mass media in cui “I cinque notiziari quotidiani raccontano dei pompini del re” (da “Talidomide”). “Il modo in cui scriviamo i testi è l’unica cosa che non è cambiata in questi anni. Non scegliamo volutamente di parlare di certi argomenti, ci viene naturale affrontarli. La realtà che vediamo è triste”.
Nel disco compare la collaborazione dell’immancabile Roy Paci. “Roy ha già fatto un sacco di dischi e ne vuole registrare altrettanti. Uno dei suoi obiettivi è proprio quello di registrare un numero incredibile di album”, spiega Franz. “Da tempo sentivamo il bisogno di inserire una tromba nelle nostre canzoni, gli abbiamo chiesto di aiutarci e lui ha dato il tocco finale a tutte le nostre composizioni, abbiamo ottenuto da lui più di quanto pensavamo”.
Tra i progetti futuri del gruppo c’è sicuramente una tournée che si incastrerà con i loro impegni lavorativi. “Eh si, tra musica e lavoro ci facciamo il culo”.