Credits: Stefania Casellato
Il processo che vedrebbe coinvolta Loredana Berté è effettivamente in atto. Il processo era stato annunciato da un fantomatico comunicato stampa ricevuto lunedì 11 febbraio dalla redazione di Rockol; l'autenticità dello stesso comunicato era stata smentita dalla B&G, casa discografica dell'artista (vedi news). Secondo quanto riporta l'agenzia ANSA, la prima udienza del processo era prevista per oggi, 13 febbraio, ma è stata rinviata al 7 marzo prossimo, a causa dell'assenza di alcuni testimoni. La cantante sarebbe accusata di ingiurie e minacce nei confronti del paroliere Marco Marsili.
Tra i due era nata una disputa riguardo i diritti di una canzone prima del deposito alla Siae. Marsili avrebbe denunciato la Berté per alcune frasi pronunciate al telefono e registrate dal destinatario. Il pm Giulio Benedetti avrebbe tentato di trovare, senza successo, una conciliazione tra i due. Inevitabile quindi il rinvio a giudizio e l' inizio del processo davanti al giudice monocratico Carmen D'Elia, della prima sezione del tribunale penale. La cantante non si è presentata, ma si è fatta rappresentare dall'avvocato Giuseppe Cucinotta, mentre il paroliere si è costituito parte civile, assistito dall'avvocato Silvia Pavanello.
A proposito della vicenda relativa al processo per minacce di cui sopra, Rockol riferisce di un ulteriore colloquio avvenuto oggi con l'ufficio stampa della B&G, la casa discografica per la quale la cantante parteciperà al Festival di Sanremo. Ieri Antonio Motta, ufficio stampa dell'etichetta, ci aveva dichiarato di non essere al corrente delle vicende giudiziarie dell'artista: oggi ci ha ribadito che "ufficialmente" l'etichetta non è coinvolta nella vicenda, che - "semmai effettivamente esistesse una causa del genere" - ed esiste, come ha scritto ieri nelle pagine milanesi il quotidiano "La Repubblica" e come conferma l'agenzia ANSA nella notizia sopra riportata - la cosa "riguarderebbe la signora Berté come cittadina, e non come artista nel roster dell'etichetta".
A Rockol non piace rimestare nel fango, e i problemi personali ed umani di Loredana Berté (dei quali siamo sinceramente dispiaciuti) non riguardano la sua sfera artistica se non per le conseguenze che potranno avere sulla tranquillità della cantante, chiamata a un impegno sul quale si gioca buona parte delle sue possibilità di riguadagnarsi sulla scena musicale il posto cui le sue doti vocali le darebbero diritto. Dispiace però che la B&G assuma questo atteggiamento pilatesco: legittimo dichiararsi "non direttamente coinvolti", triste pensare che Loredana non sia spalleggiata, sostenuta ed aiutata da quanti dovrebbero avere a cuore la sua tranquillità, la sua immagine pubblica e il suo buon nome. Buon nome del quale evidentemente si preoccupa di più - purtroppo in negativo - chi l'altro giorno ha diffuso il comunicato stampa apocrifo che ha riportato l'attenzione sul processo del quale la Berté sarà purtroppo protagonista.
Tra i due era nata una disputa riguardo i diritti di una canzone prima del deposito alla Siae. Marsili avrebbe denunciato la Berté per alcune frasi pronunciate al telefono e registrate dal destinatario. Il pm Giulio Benedetti avrebbe tentato di trovare, senza successo, una conciliazione tra i due. Inevitabile quindi il rinvio a giudizio e l' inizio del processo davanti al giudice monocratico Carmen D'Elia, della prima sezione del tribunale penale. La cantante non si è presentata, ma si è fatta rappresentare dall'avvocato Giuseppe Cucinotta, mentre il paroliere si è costituito parte civile, assistito dall'avvocato Silvia Pavanello.
A proposito della vicenda relativa al processo per minacce di cui sopra, Rockol riferisce di un ulteriore colloquio avvenuto oggi con l'ufficio stampa della B&G, la casa discografica per la quale la cantante parteciperà al Festival di Sanremo. Ieri Antonio Motta, ufficio stampa dell'etichetta, ci aveva dichiarato di non essere al corrente delle vicende giudiziarie dell'artista: oggi ci ha ribadito che "ufficialmente" l'etichetta non è coinvolta nella vicenda, che - "semmai effettivamente esistesse una causa del genere" - ed esiste, come ha scritto ieri nelle pagine milanesi il quotidiano "La Repubblica" e come conferma l'agenzia ANSA nella notizia sopra riportata - la cosa "riguarderebbe la signora Berté come cittadina, e non come artista nel roster dell'etichetta".
A Rockol non piace rimestare nel fango, e i problemi personali ed umani di Loredana Berté (dei quali siamo sinceramente dispiaciuti) non riguardano la sua sfera artistica se non per le conseguenze che potranno avere sulla tranquillità della cantante, chiamata a un impegno sul quale si gioca buona parte delle sue possibilità di riguadagnarsi sulla scena musicale il posto cui le sue doti vocali le darebbero diritto. Dispiace però che la B&G assuma questo atteggiamento pilatesco: legittimo dichiararsi "non direttamente coinvolti", triste pensare che Loredana non sia spalleggiata, sostenuta ed aiutata da quanti dovrebbero avere a cuore la sua tranquillità, la sua immagine pubblica e il suo buon nome. Buon nome del quale evidentemente si preoccupa di più - purtroppo in negativo - chi l'altro giorno ha diffuso il comunicato stampa apocrifo che ha riportato l'attenzione sul processo del quale la Berté sarà purtroppo protagonista.
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