Periodo fecondo e originale per alcuni, francamente imbarazzante per altri, il glam torna ora alla ribalta grazie a un nuovo libro intitolato "Wired up". Erano gli anni degli zatteroni (anche per gli uomini), del make-up esagerato (anche per gli uomini), degli Slade, degli Sweet, delle camicie dorate, di Gary Glitter (prima che si scoprisse che era un pedofilo), dei T.Rex, del Bowie vestito in modo oltraggioso. La finestra temporale, aperta nella prima metà degli anni Settanta, si richiuse presto lasciando tuttavia uno sciame sismico di bellissime canzoni. Analizzando il volume, Alex Petridis del "Guardian" annota che nell'introduzione si afferma che il glam fu "l'ultima fioritura innocente del rock"; affermazione buffa se si pensa ad un tipo come Glitter, ma dopo 384 pagine di copertine, interviste e foto, ci si convince. "Il glam fece diventare delle star i i detriti del pop anni Sessanta: da David Bowie agli Slade, e passando per Alvin Stardust, il glam era strapieno di artisti che avevano cercato di sfondare - senza fortuna - nel decennio precedente". Emerge ovviamente il gigante dell'epoca, Bowie, "con il suo approccio flessibile nei confronti della sessualità" e il suo interesse sia per il kabuki sia per il lavoro di Warhol. Ma non solo "di un tipo di Brixton che faceva finta di fare il demagogo gay venuto dallo spazio" visse il glam. Ci furono anche nomi che oggigiorno dicono poco ma che all'epoca generarono perlomeno simpatia e curiosità, come ad esempio
gli scozzesi Iron Virgin, il cui cantante si esibiva con una vistosa cintura di castità sulla quale campeggiava la scritta orgogliosa "no entry". "Wired up" sarà nelle rvendite britanniche in un momento in cui solitamente gli italiani pensano ad altro: il giorno di Ferragosto.