Leandro Barsotti per Rockol: appunti dal Premio Lunezia

Riceviamo dall’amico e collega Leandro Barsotti questa pagina di diario sulla sua partecipazione (come cantante, ma non solo) al Premio Lunezia, cui anche Rockol ha preso parte. E non esitiamo a pubblicarla, ringraziandolo per il contributo e... per la compagnia notturna.


Sono le 17, bevo acqua naturale della sorgente di Monte Cimone, quella che costa meno si vede, altrimenti non l'avrebbero messa dentro al distributore automatico da 500 lire a botta. Ultimamente non mi era capitato di fare tardi tardi, come invece mi è capitato ad Aulla, piccolo comune di diecimila anime, metà delle quali sono scese in piazza per vedere il Premio Lunezia. Tutto quello che comincia con Premio diventa importante. E nella mio modo di pensare, sicuramente incerto, diventa occasione per comprarsi un bel vestito nuovo. Mi era successo anche nel 1992, al Premio Tenco di Sanremo. Mi ero preso non solo una giacca nera elegante, ma anche delle scarpe lucide alla Fred Buscaglione. Questa volta, ad Aulla, sono arrivato con un vestito orlando blu scuro, camicia a quadri, ma le scarpe no, quelle non erano nuove. Non volevo esagerare, cioè se ci fosse stata la televisione, dico la Rai, allora sì.

Premio, che bella parola.

Premio. Il Premio Lunezia nasce da una bella considerazione: sì è vero le canzoni sono belle, ma vogliamo vedere se anche i testi, estrapolati dal contesto musicale, sono altrettanto belli? E se sì, come noi tutti crediamo, gli vogliamo dare anche un premio? L'altra sera hanno dato un premio a un big e a un giovane. Poi un premio alla carriera. Io, come è facile intuire, non appartengo a nessuna di queste tre categorie, quindi niente premio. Tuttavia, partecipare ad un Premio mi dà un sacco di gioia. E così dopo il Premio sono rimasto a gozzovigliare al ristorante fino a non so che ora con qualche giornalista e qualche hostess. Tutti insieme abbiamo fatto il vecchio gioco: ci provo alle tre di notte sapendo che tanto andrà a buca per una serie di motivi, non ultimo quello che siamo ridicoli. Poi, dopo il gioco del cazzeggio con le ragazze della segreteria del Premio, abbiamo parlato molto, soprattutto del Premio, e abbiamo finito quelle due o tre bottiglie di spumante, o brut o prosecco non lo so, che avevamo ancora sul tavolo. .


Improvvisamente, a me e a un direttore di testata del quale per ora non vorrei svelare i dati anagrafici, è venuta un'idea geniale. Erano circa le cinque e mezza del mattino, non ci portavano più il brut, e nemmeno c'era più nessuno di sveglio ad Aulla, per dirla tutta, e ci siamo guardati e ci siamo detti simultaneamente: qui ci vuole un nuovo Premio. Ma siccome il Premio per le parole c'è già, ed è il Lunezia, ci è venuto in mente un altro Premio, del quale non sono ancora autorizzato a parlare. Ecco, di questo mi piacerebbe in realtà parlare, ma dovrò farlo in una prossima occasione.
Da Padova, il sempre presente
Leandro Barsotti.
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