Madredeus,
cartoline (musicali) dal Portogallo

Non sono molti i gruppi che riescono ad emergere da un paese come il Portogallo; eppure la storia dei Madredeus sembra avere qualcosa di speciale; un qualcosa dovuto probabilmente alla professionalità e alla voglia di lottare per realizzare un’idea. Oltre, ovviamente, alla bellezza della musica, che il gruppo proporrà in concerto domani sera, 13 giugno, a Milano.

Conosciuti dal grande pubblico dopo la collaborazione con il regista Wim Wenders, che nel 1995 fece loro firmare la colonna sonora di “Lisbon Story”, il gruppo guidato dalla splendida voce di Teresa Salgueiro ha cominciato la sua attività nel 1985, spinto dalla voglia di offrire al panorama musicale portoghese qualcosa di nuovo. “In Portogallo ci sono molti tipi di musica diversi", spiega a Rockol Teresa; "il fado è ancora molto apprezzato anche perché è forse l’unico che si adatta bene alla nostra lingua, che non è giudicata particolarmente musicale. Ci sono molte band che fanno rock in portoghese ma la gente le trova strane”.
“Così Pedro e io”, continua Teresa “abbiamo voluto creare un gruppo dedicato al portoghese: cerchiamo ogni volta di reinventare la lingua in accordo con la musica, nel tentativo di tirarne fuori tutta la fantasia che può esserci. Ne esploriamo la musicalità, il pensiero e la riferiamo a sensazioni e situazioni”.
Certo l’incontro con Wim Wenders è stato il classico evento che cambia la vita, permettendo ai Madredeus di spiccare il volo verso l’attenzione internazionale: “La collaborazione con Wenders continua sempre, in qualche modo. Ancora oggi noi siamo particolarmente conosciuti per la colonna sonora di ‘Lisbon Story’. Wenders ci aveva chiesto di creare delle canzoni che parlassero di Lisbona, per un documentario che doveva girare. Quando siamo entrati in studio avevamo molti brani e lui dopo averli sentiti e scelti ha cominciato a scrivere lo storybord per quello che poi è diventato un film vero e proprio; questo ci ha permesso di non essere vincolati a delle immagini, come, al contrario, avviene spesso. In seguito ci ha invitato ad apparire nel film ed è stata un’esperienza molto interessante”.

Con il tempo nel gruppo ci sono stati dei cambi di ruoli e qualcuno se n’è andato (nel 1997 Francisco Riberio ha lasciato il posto a Fernando Judice) e il modo di suonare e vivere la musica si è modificato: “I primi tempi eravamo un gruppo di amici pieno di entusiasmo, che si ritrovava per fare musica: non facevamo così tanti concerti, suonavamo in teatri, parchi, castelli e la nostra idea era giudicata un po’ bizzarra. Dopo aver registrato il nostro secondo album, il primo in studio, abbiamo cominciato a viaggiare e ad essere invitati in vari paesi; abbiamo così dovuto decidere di dedicarci completamente alla musica, perché non è facile durare tutti questi anni con lo stesso entusiasmo; abbiamo deciso di essere il più professionali possibile. anche perché ci rendiamo conto di avere un tesoro. Non è facile raggiungere questi livelli per una band che viene da Lisbona”.
Nella loro carriera, però, le influenze esterne non sono mancate, anche perché i Medredeus amano viaggiare per raccogliere stimoli e idee nei paesi che sentono più vivi. E l’Italia è tra questi tanto da averla scelta per realizzare “O Paraiso”, disco del 1997: “Abbiamo scelto l’Italia perché è la patria del teatro, ce ne sono di bellissimi;. Qui c’è un ambiente molto interessante in cui suonare, che ci ha insegnato il ruolo che la musica può avere nella vita di una persona: la tradizione musicale è molto forte. Poi quando noi registriamo un album cerchiamo di non farlo in Portogallo, perché altrimenti veniamo distratti: stiamo così poco nel nostro paese che quando siamo lì vediamo amici, parenti e non è facile concentrarci.”

Non è andata in questo modo però per “Movimento”, l’ultimo lavoro, pubblicato qualche mese fa: “Lo abbiamo realizzato, dopo circa 10 anni, in Portogallo scrivendo 6 canzoni a Lisbona e 6 a Oporto; abbiamo invitato persone da molti paesi diversi per creare quest’idea di movimento”.
Scoperta dal gruppo in un bar di Barrio Alto, un quartiere di Lisbona, mentre cantava brani di fado e bossa nova nel 1986, Teresa, oggi mamma di una bambina di due anni e mezzo, sorride pensando alla sua carriera: “Ogni volta che ci penso rimango sorpresa del modo naturale in cui siamo cresciuti. Personalmente non credevo che sarei mai stata una cantante anche se non l’ho mai escluso. La cosa è avvenuta così, naturalmente, non avevo un piano in mente.”
Eppure di strada la ragazzina prodigio ne ha fatta, tanto che recentemente “El pais” l’ha giudicata l’erede di Amalia Rodriguez, voce simbolo del fado scomparsa nel 1999: “Ogni volta che ascolti Amalia non senti solo lei, ma anche la vita di una donna, le sue sensazioni. La cultura portoghese è riuscita a sopravvivere, nonostante la chiusura del paese, anche grazie ad una donna come lei”, racconta un po’ imbarazzata; “lei era sola con la sua voce. Non credo che potrà esistere una nuova Amelia Rodrigez anche perché i tempi sono molto diversi. Sono onorata di questo paragone ma io ho ancora molto da imparare...”

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.