Credits: Fabrizio Iozzo
Il 2001 rappresenta un triplice traguardo per gli Almamegretta: un decennio vissuto a stretto contatto con il mondo della musica, dieci album e un nuovo lavoro, “Imaginaria”, in uscita proprio oggi, venerdì 1 giugno. Un’avventura musicale, quella di Raiz e del suo gruppo, cominciata con lo speciale crossover di culture e stili proposto nell’EP “Figli di Annibale”, attraversata da successi come la toccante “Nun te scurdà”, fino alle prestigiose collaborazioni con i mescolatori di suoni più in vista degli anni ’90, dai Massive Attack ai Letfield. Senza dimenticare il recentissimo incontro con gli anglo-indiani Asian Dub Foundation, che hanno chiesto in prestito la bella e calda voce di Raiz per cantare un brano incluso nel loro prossimo lavoro.
Gli Almamegretta si sono evoluti, pur rimanendo coerenti con se stessi. Da qui è scaturito il melange originale che spezza barriere e attraversa confini, proprio per questo attirando l’attenzione degli artisti più sperimentali d’Oltralpe. La musica degli Almamegretta è essenzialmente vita. E’ passionalità – quella tipica del sud – e ritmo, quello che da sempre scorre nelle vene di Raiz, Paolo, Gennaro T e D. RaD; che non hanno timore di cercare dentro la propria esperienza, e allo stesso tempo guardare anche a quelle più lontane ed esotiche. “Faccio spesso avanti e indietro tra Londra e Napoli”, ha spiegato tempo fa Raiz, “e certamente la scena musicale britannica non ha nulla da invidiare a quella del nostro paese”.
Ascoltando il nuovo disco, cantato in dialetto napoletano, in inglese e spagnolo, incontro tra Napoli e l’oriente, la cultura araba e quella reggae, fino alla fusione della napoletanità più tradizionale con iniezioni elettrodub moderne, si prova una sensazione straniante. Perché gli Almamegretta compongono musica di “periferia”, che in “Imaginaria” più di sempre suona vera e sensuale, raccontando storie e dipingendo paesaggi. Come nel ritratto etereo del brano “Mergellina 70”, il cui testo sembra scritto da un poeta d’inizio secolo: “Il mare sbatte ancora sulla sabbia di Mergellina/anche il Vesuvio sembra blu quando si fa mattina”.
Gli Almamegretta si sono evoluti, pur rimanendo coerenti con se stessi. Da qui è scaturito il melange originale che spezza barriere e attraversa confini, proprio per questo attirando l’attenzione degli artisti più sperimentali d’Oltralpe. La musica degli Almamegretta è essenzialmente vita. E’ passionalità – quella tipica del sud – e ritmo, quello che da sempre scorre nelle vene di Raiz, Paolo, Gennaro T e D. RaD; che non hanno timore di cercare dentro la propria esperienza, e allo stesso tempo guardare anche a quelle più lontane ed esotiche. “Faccio spesso avanti e indietro tra Londra e Napoli”, ha spiegato tempo fa Raiz, “e certamente la scena musicale britannica non ha nulla da invidiare a quella del nostro paese”.
Ascoltando il nuovo disco, cantato in dialetto napoletano, in inglese e spagnolo, incontro tra Napoli e l’oriente, la cultura araba e quella reggae, fino alla fusione della napoletanità più tradizionale con iniezioni elettrodub moderne, si prova una sensazione straniante. Perché gli Almamegretta compongono musica di “periferia”, che in “Imaginaria” più di sempre suona vera e sensuale, raccontando storie e dipingendo paesaggi. Come nel ritratto etereo del brano “Mergellina 70”, il cui testo sembra scritto da un poeta d’inizio secolo: “Il mare sbatte ancora sulla sabbia di Mergellina/anche il Vesuvio sembra blu quando si fa mattina”.
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