Credits: Cristina Checchetto / Concessione in uso a Rockol
Un’ora e mezzo di ritardo, venti minuti risicati di conferenza stampa. Ma siamo al cospetto di Sir Paul McCartney, e al Mito si perdona tutto (però, a chi ha organizzato il tutto, no). La folla inverosimile di giornalisti e curiosi pigiata nel sontuoso salone della Società del Giardino di via San Paolo, a Milano, non è da meno e accetta di buon grado anche le risposte più evasive e stringate di Macca che oggi, martedì 8 maggio, è di passaggio in Italia per promuovere la doppia antologia “Wingspan”, retrospettiva dedicata alla saga anni ’70 degli Wings (ma non solo, vedi news). Nel breve faccia a faccia con i comuni mortali, Paul, in abito scuro e buona forma fisica, ha tempo di indugiare in qualche ricordo d’epoca (“dopo l’enorme successo dei Beatles non era facile ripartire da zero, nel mentre io e Linda badavamo anche alla famiglia e ai figli. Ma ce l’abbiamo fatta lo stesso: “Mull of Kintyre” ha venduto più di qualunque singolo dei Beatles, e nel 1976, negli Stati Uniti, abbiamo suonato davanti a folle molto più numerose: anche perché nel frattempo l’industria musicale era cresciuta a dismisura”), di celebrare la figura dell’amata consorte (“rivedere i filmati di allora, nello special TV che accompagna l’uscita del disco, fa capire che donna forte fosse, e quanto carisma sapeva trasmettere”), di rimembrare l’unica apparizione italiana dei Fab Four (“è passato così tanto tempo…Ricordo solo che suonammo di fila in Italia, in Francia, in Germania. Non ci hanno pagato? Allora rivoglio i miei soldi!”), nonché di accennare con orgoglio al nuovo disco di inediti in uscita a settembre (“il produttore mi ha chiesto di ascoltare dei provini, ma io ho rifiutato: mi piace conservare spontaneità e freschezza, arrivare in studio e raggiungere il risultato nel minor tempo possibile”). Rispondendo alle domande e alle curiosità più varie, McCartney sfoggia un garbato “understatement” e la proverbiale leggerezza di tono (“ancora oggi, a chi mi chiede da dove arrivi l’ispirazione, non so cosa rispondere: è una sorta di magia, di mistero, ed è questo che mi spinge a continuare”), anche perché il baronetto non ci pensa due volte a schivare le domande più insidiose e i quesiti meno graditi. Di fronte alla domanda posta da Rockol, che gli chiede spiegazioni sulla pressoché totale assenza del compositore-chitarrista Denny Laine tra gli autori dei brani presenti in scaletta, glissa rapidamente, rispondendo che “in fondo, insieme abbiamo scritto poche canzoni” (mica vero: basta andare a rileggere le note di copertina dei dischi degli Wings. Ma i rapporti fra Paul e Denny si sono guastati irrimediabilmente tempo fa: e infatti nemmeno su questo tema McCartney si degna di dare risposta). C’è ancora spazio per qualche domanda “tecnica” legata all’amore per la folk music e per la poesia (“una forma d’espressione più libera della canzone, perché non costretta da una metrica rigorosa”), corredate da un breve sketch inscenato con la “jena” Fabio Volo e poi Paul si dilegua, ancora inseguito da giornalisti e curiosi, in attesa del bagno di folla che, alle cinque della sera, lo attende davanti ai fan assiepati fin dalle ore mattutine davanti al Ricordi Mediastore di Galleria Vittorio Emanuele.
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