Processo a Puff Daddy: furente arringa della difesa.

Sean “Puffy” Combs non è altro che una vittima innocente di gente cattiva che ha cercato d’incastrarlo per spillargli milioni di dollari.

Questa la tesi scelta dalla difesa del musicista, che nella persona dell’avvocato Benjamin Brafman è risuonata nell’aula del tribunale di New York. L’avvocato, praticamente gridando, ha dipinto Puffy nei panni del capro espiatorio ed ha messo in dubbio la credibilità di tutti i maggiori testimoni, tra i quali l’autista Wardel Fenderson e Natania Reuben e Julius Jones, quest’ultimi colpiti dalle pallottole in quella disgraziata notte di dicembre. Brafman ha anche parlato di una sorta di “cospirazione” messa in atto per estorcere quattrini al suo cliente: secondo l’avvocato, Reuben e Jones si sarebbero messi d’accordo in modo truffaldino con Matthew Allen, l’uomo accusato d’aver provocato il litigio che degenerò nella sparatoria del “Club New York”.

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