I videoclip e la 'aperitivo Milano connection'

In merito all'inchiesta sui videoclip di Rockol e ai successivi interventi, riceviamo e pubblichiamo da Domenico Liggeri la seguente replica:

"Che terrificante autoaccusa, che curioso autogol.
E’ vero, molti registi di clip commerciali, dopo avere girato video musicali di una banalità agghiacciante al punto da ridicolizzare gli stessi musicisti clippati, sono trionfalmente passati alla pubblicità, ovvero dove volevano arrivare, cioè a fare i burattini di case di produzione per servire la nobile causa di merendine e patatine, facendosi mettere in gara a decine, come bestie al macello, accettando tagli e modifiche da chiunque: dal musicista, dal producer, dalla casa discografica, perfino dall’emittente televisiva.
E’ la disponibilità a vendersi tout court dei registi commerciali a creare un continuo vomito di clip omologati. Che dignità ha un essere umano che si sottomette al compromesso e che abiura qualsiasi dignità di sé e del proprio ego artistico?
Sanno bene i producer quanto siano frustrati i registi loro sottoposti, che favoleggiano di cinema davanti a un Martini, mentre intontiti da un happy hour pensano in realtà allo story-board da presentare per l’ennesima gara da fare ammassati come pecore nel gregge.
Affermare che alcuni clippari commerciali si stanno affacciando al cinema soltanto dopo aver girato spot pubblicitari, alla loro veneranda età, significa l’ulteriore dimostrazione di quanto nessun rispetto i commercialisti del clip abbiano avuto verso il concepimento della regia quale atto artistico e non come esecuzione tecnica dei voleri di volgari commercianti di prosciutti.
Il cinema lo merita e lo fa chi vive per esso, sacrificando fin da giovanissimo guadagni e sogni di gloria e credendo fino allo spasimo nella propria indipendenza artistica.
Per qualche spottaro che si riempie la bocca di cinema e patatine, ci sono invece fior di registi che senza sottomettersi alla aperitivo Milano connection hanno realizzato valanghe di corti passati nei più importanti festival e nelle sale cinematografiche. Registi che magari fanno clip, magari lontano da Milano, magari con budget di quattro milioni di lire e miliardi di idee artigianali, ma a modo loro, senza cedere in dignità e personalità.
Non faccio nomi in positivo, per non mettere in imbarazzo i registi bravi, perché so quanto alcuni produttori e registi sappiano essere violenti e ciecamente vendicativi anche verso chi è vicino a chi esercita nei loro confronti il democratico diritto di critica. Ne sa qualcosa il sottoscritto e anche una mia cara amica che è stata la regista regina dei clip commerciali e che i volgari commercialisti del clip hanno ricoperto di minacce e insulti soltanto perché ha avuto il coraggio di dire quello che tutti pensano. Eppure quando si tratta di fare gli slogan per autocelebrazioni di dubbio gusto, certe case di produzione non esitano a copiare brani di articoli del sottoscritto pubblicati sulla rivista mensile Duel.
Così mentre il sottoscritto ha fatto del videoclip inteso come arte una materia di insegnamento nell’Università italiana, case di produzione milanesi e registi senza amor proprio continuano a cannibalizzarlo per il solo squallido profitto, con alcuni producer che magari fanno la cresta ai danni delle case discografiche e degli artisti, intascandosi buona parte del budget solo per aver fatto da intermediari, in perfetto stile da furberia all’italiana.
Lasciate dunque in pace l’arte e continuate la vostra tranquilla attività da commercialisti.
Se poi voleste fare un salto nelle facoltà universitarie in cui insegno, potreste scoprire che quello che voi fate per soldi ha radici nobilissime e deve avere approdi ben più degni."

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