Il viaggio dei Timoria negli 'universi paralleli'

Non saranno stati invitati a Sanremo, i Timoria, ma hanno inciso un album tra i più belli della loro ultradecennale carriera.

Si terrà stasera a Milano la presentazione ufficiale di “El Topo Grand Hotel”, disco numero 10 della band bresciana, con il quale Omar Pedrini torna per la terza volta all’idea del concept album, come già fu per “Viaggio senza vento” e “2020 Speedball”. I vari progetti di contaminazione tra le varie forme d’arte che Omar ha realizzato in questi anni sono confluiti in un disco che sembra proprio essere l’album della maturità per la band bresciana. Anticipato dal singolo “Sole spento”, “El Topo Grand Hotel” riunisce 10 anni di esperienze musicali e non, dall’infatuazione iniziale per il progressive alle contaminazioni funky e black raccolte durante il tour francese che precedette “Eta Beta”, alle comuni passioni per il jazz di quando i ragazzi studiavano musica. “Per una volta ho cercato di mettermi nei panni del regista – racconta Omar -, più che da cantante-chitarrista. Ho cercato di raccogliere tutto il meglio di quello che è stato fatto in 10 anni da ciascun componente della band, le migliori caratteristiche finora espresse a livello individuale, oltre che di gruppo”. Il risultato è un disco estremamente eterogeneo ma compatto e intelligentemente sintetico di una carriera fatta di alti e bassi: “Già il titolo contiene in sé l’espressione di ciò che i Timoria rappresentano: non una piccola band e nemmeno una band famosissima. Stiamo in quel limbo di mezzo fra l’avere una storia e 10 album sulle spalle e l’essere dei personaggi famosi che la gente ferma per strada. “El Topo”, che in spagnolo è la talpa”, rappresenta un animale sotterraneo, mentre il “Grand Hotel” è simbolo di ricchezza e di vita agiata. Noi stiamo lì, proprio nel mezzo”. L’album vede il ritorno di Joe, già protagonista di “Viaggio senza vento” (del quale però non rappresenta una vera e propria continuazione), che qui intraprende un viaggio psichedelico-spazio-temporale attraverso universi paralleli. La storia parte da Roma nel 2001 (“Roma rappresenta il presente – spiega Pedrini -, la triste situazione del nostro paese e allo stesso tempo la rappresentazione della sua storia, oltre che l’anagramma di Omar”), poi Joe si addormenta in treno a Roma, parte per un sogno e si sveglia ad Amsterdam nel 1971 (“Amsterdam rappresenta un passato di magia, destino e realtà parallele che portano Joe sulle tracce dello sciamano Lawrence Ferlinghetti”) prima di ritrovarsi in Messico (Il Messico rappresenta un futuro di oscurità – la talpa è un animale sotterraneo – e il viaggio attraverso un cinema sotterraneo che fa paura e allo stesso tempo ti protegge: Kerouac, Paura e delirio a Las Vegas, Underground di Kusturica”). Nelle canzoni di “El Topo Grand Hotel si incontrano moltissimi personaggi del passato e del presente: dai Velvet Underground a Vincent Gallo, dai Doors a Chet Baker, da Ugo Tognazzi a Mork, a Castaneda. Ma questa volta la conclusione non è ottimista, perché Joe parte con l’extraterrestre Mork (sì, proprio quello che su un uovo viene da Ork) alla ricerca di un nuovo pianeta su cui ricostruire la vita. Ne parleremo dettagliatamente in una lunga intervista con Omar Pedrini che sarà pubblicata prossimamente da Rockol. .

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