E' successo nel 2000: 8 settembre

E' successo nel 2000: 8 settembre
Mark Knopfler presenta a Roma il suo nuovo album (8 settembre 2000)

Chi lo ha già conosciuto ai tempi dei Dire Straits, sa che Mark Knopfler è uomo di non troppe parole. Eppure il trascorrere degli anni lo ha reso più aperto e disponibile, come si è visto nella conferenza stampa tenuta oggi 8 settembre all’Hotel Plaza di Roma.
Il leader dei Dire Straits – ufficialmente mai disciolti, nonostante manchino dalle scene da svariati anni – è in città per presentare il suo secondo album inciso come solista: si intitola “Sailing to Philadelphia”, contiene 13 canzoni, ospiti come Van Morrison e James Taylor e uscirà il prossimo 25 settembre, anche se è stato già abbondantemente anticipato dalla pubblicazione del singolo “What it is”. Una canzone che i fans più nostalgici e appassionati del chitarrista e cantante troveranno assai simile, nelle sonorità e nel mood, al materiale più celebre dei Dire Straits.
Il passaggio promozionale in Italia consente a Knopfler di registrare due apparizioni in altrettanti programmi televisivi: si tratta del neonato “Top of the Pops”, versione italiana del celebre programma tv inglese, che debutterà su Raidue sabato 16 settembre, e la serata finale del Festivalbar, prevista per il prossimo 12 settembre su Italia 1. Vestito di nero con jeans e t-shirt a maniche lunghe, sempre brizzolato e con un filo di abbronzatura, Knopfler si è intrattenuto con i giornalisti parlando, naturalmente, del suo nuovo album, ma ancora di più del suo strano modo di lavorare. «Ho impiegato 4 anni a fare questo disco perché dentro di me sono ancora un adolescente. Mi ricordo di quando la mia insegnante mi riprendeva perché passavo il tempo in classe a fare rumori ferrosi con la bocca: imitavo il suono della chitarra, o di altri strumenti. E ancora oggi è così: mi sveglio con l’idea di un ritmo in testa, o di una frase di chitarra, e la canticchio sotto la doccia, mentre faccio la barba, poi magari la dimentico. Ma in fondo è la mia adolescenza che continua. Quando mi trovo di fronte una Fender Stratocaster rossa, so già che tipo di emozione proverò, ed è sempre come la prima volta. Ciò non toglie che nel procedimento creativo io sia molto lento. Inizio a registrare due o tre canzoni, poi vado a fare un giro in moto con gli amici, torno a casa, mi chiamano per fare una colonna sonora. Allora mi fermo con l’album, inizio a scrivere per il cinema, poi faccio una vacanza. Quindi torno in studio, magari completo tre o quattro canzoni, poi mi fermo ancora...arrivo al punto di avere materiale per un doppio, allora – visto che non voglio fare un doppio – devo scegliere le canzoni giuste...Non è un caso che su questo album ci siano alcune canzoni che hanno svariati anni sulle spalle. »
Lento e con la giusta dose di cultura e humour inglese, Knopfler affascina la platea raccontando da dove vengono le canzoni del suo nuovo album: «Credo che il filo che lega la maggior parte dei brani contenuti sull’album sia la tenacia, la tenacia dell’uomo nell’andare oltre i propri limiti o, più semplicemente, nell’ottenere ciò che vuole. Credo che questa tenacia si riscontri molto all’interno delle storie della vecchia frontiera del west, un periodo che mi piace molto raccontare. Penso alla canzone “Sailing to Philadelphia”, cantata con James Taylor e dedicata ai due inglesi Mason & Dixon che crearono la leggendaria e omonima linea di comunicazione. Tutto ebbe inizio a Philadelphia, che adesso è una città dove io faccio scalo per cambiare aereo. Mi stupisce come sia passato il tempo e la tecnologia abbia cambiato i nomi alle cose ma non la loro natura: Roma in questo senso è un esempio perfetto di mutamento e staticità, di passato e presente. Parlando di altre canzoni “Speedway to Nazareth” l’ho iniziata 10 anni fa, e racconta di una futuribile caccia al Graal, con Nazareth che diventa la città simbolo dell’unione tra passato e futuro, mentre “Prairie wedding” racconta dei matrimoni per posta combinati per portare donne alla frontiera, ai tempi del west. “One more matinee”, invece, è un pezzo che ho iniziato a scrivere addirittura quando facevo ancora il giornalista: ero andato a intervistare una compagnia teatrale che rappresentava “Cenerentola”, e sono rimasto chiuso per qualche ora nella stanza delle sorellastre».
Oltre a Taylor, sull’album compare Van Morrison sul brano “The last laugh”: «Avevamo già lavorato insieme per l’album “Beautiful vision”, sono cresciuto ascoltando la sua voce e quando ho scritto questa canzone ho pensato che fosse perfetta per lui». Cosa ne è oggi dei Dire Straits? «Ci siamo riuniti due volte, per il concerto in onore di Nelson Mandela a Wembley e per il matrimonio di John (Ilsley, il bassista del gruppo). Direi che se c’è una buona ragione per suonare, il gruppo suonerà...», glissa, mentre spende due parole in più per il suo tour, «che è il vero motivo per cui ho fatto questo album. Mi sono trovato molto bene nell’ultima tornata di concerti, e credo proprio che l’estate prossima sarò nuovamente in giro a suonare...»
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