Credits: Marta Coratella / Concessione in uso a Rockol
Francesco Guccini e Samuele Bersani intonano insieme “Romagna mia” e “L’Internazionale” sul palco allestito al Roof Garden del Teatro Ariston: sono le due di notte (ora solare) di domenica 29 ottobre, e l’improvvisato duetto apre la fase post-prandiale del dopoTenco. Il clima è di allegra stanchezza, la tre giorni del Club si è conclusa più che positivamente e anche quest’anno i momenti memorabili non sono mancati.
Forse non è proprio questa l’ora più adatta per stilare bilanci, ma qualche riflessione a caldo può essere fatta. Il Club Tenco si conferma efficace centro di aggregazione per i protagonisti della canzone d’autore italiana e internazionale, capace di attirare con il suo prestigio gente come Rickie Lee Jones e Nick Cave. Mantiene la propria aura di “casa comune” dei cantautori italiani di tre generazioni. Ribadisce di essere una vetrina prestigiosa anche per la canzone popolare europea e mondiale.
Le voci non del tutto positive riguardano invece le proposte del Club di quest’anno: bene i gruppi etno-folk, molto meno i “nuovi” rappresentanti della canzone d’autore italiana, che non riescono ad incuriosire né a sorprendere, a causa di un evidente appiattimento su modelli ed esempi già sperimentati. Peccato, inoltre, che ormai la presenza della discografia si stia facendo fastidiosamente sentire: cosicché l’atmosfera informale e rilassata che fu tipica delle prime edizioni risulta ormai condizionata da comportamenti ed atteggiamenti tipicamente sanremesi - ma dell’altro Sanremo, quello di febbraio.
Ciò che ricorderemo della Rassegna del 2000 saranno i deliziosi siparietti della Banda Osiris e gli straordinari dieci minuti di Franco Battiato: anche solo questi ultimi sarebbero sufficienti a consegnare alla memoria l’edizione numero 25. Alla prossima.
Forse non è proprio questa l’ora più adatta per stilare bilanci, ma qualche riflessione a caldo può essere fatta. Il Club Tenco si conferma efficace centro di aggregazione per i protagonisti della canzone d’autore italiana e internazionale, capace di attirare con il suo prestigio gente come Rickie Lee Jones e Nick Cave. Mantiene la propria aura di “casa comune” dei cantautori italiani di tre generazioni. Ribadisce di essere una vetrina prestigiosa anche per la canzone popolare europea e mondiale.
Le voci non del tutto positive riguardano invece le proposte del Club di quest’anno: bene i gruppi etno-folk, molto meno i “nuovi” rappresentanti della canzone d’autore italiana, che non riescono ad incuriosire né a sorprendere, a causa di un evidente appiattimento su modelli ed esempi già sperimentati. Peccato, inoltre, che ormai la presenza della discografia si stia facendo fastidiosamente sentire: cosicché l’atmosfera informale e rilassata che fu tipica delle prime edizioni risulta ormai condizionata da comportamenti ed atteggiamenti tipicamente sanremesi - ma dell’altro Sanremo, quello di febbraio.
Ciò che ricorderemo della Rassegna del 2000 saranno i deliziosi siparietti della Banda Osiris e gli straordinari dieci minuti di Franco Battiato: anche solo questi ultimi sarebbero sufficienti a consegnare alla memoria l’edizione numero 25. Alla prossima.
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