Adele, come noto, si è gettata nella lavorazione dell'ora celebratissimo "21" dopo avere avuto problemi nel comporre nuove canzoni. Provvidenziale, perlomeno in un certo senso, è stata la fine della sua relazione con il fidanzato: il dolore per la fine del loro rapporto, in cui lei aveva sperato, ha fornito alla londinese la spinta emotiva necessaria per parecchi brani che costituiscono "21". E c'è quindi da chiedersi che disco sarebbe ora, il campione mondiale di vendite, se non fosse stato per l'ex. Questione che si è posto, e molto bene, anche il diretto interessato: l'avido ex fidanzato, quando ha avuto il sentore che avrebbe potuto guadagnare qualche soldo, ha avuto la sfrontatezza di batter cassa nonostante l'avesse lasciata lui e fosse stato lui a farla star male. "Mi ha telefonato tutti i giorni per una settimana", ha detto Adele ad un quotidiano britannico, "e faceva
sul serio. Pensava davvero che, facendo lo stro**o, avesse avuto una parte nel processo creativo del disco. In un certo senso bisogna riconoscerglielo...mi ha fatta diventare una persona adulta". Intanto "21" negli USA e in Gran Bretagna continua a infrangere record e a impallinare i numero uno come non si vedeva da anni. Negli States il disco è numero uno, per la sesta volta non consecutiva, con altre 124.000 copie e così diventa il quinto album di sempre, da parte di artiste donne negli ultimi dieci anni, a reclamare il primo posto per un tale numero di volte; meglio di Adele si sono comportate solamente "Fearless" di Taylor Swift (11 settimane al vertice), "Speak now" ancora della Swift (6), "Feels like home" di Norah Jones e "I dreamed a dream" di Susan Boyle (6). Nel Regno Unito la seconda prova della signorina Adkins è al vertice per la quattordicesima settimana non consecutiva.