Quest’estate il loro nome era sulla bocca di tutti, in Inghilterra. La nuova “grande scoperta” della stampa d’Albione? Non proprio. Questo trio di ragazzini irlandesi sono una realtà, non l’ennesima invenzione dei settimanali. Basta ascoltare l’omonimo disco d’esordio del gruppo, uscito a fine agosto e ora pubblicato anche in Italia sotto licenza Epic.
Sfondo nero, due lettere bianche, due numeri grigi a formare l’enigmatico nome: più semplice di così la copertina del disco non poteva essere. Anche la musica segue la stessa regola: 12 canzoni di rock elettroacustico semplice e diretto, dominate dall’espressiva voce di Mark Greaney. Qualcuno, al tempo li aveva bollati come “nuovi Radiohead”, ultimi discendenti di Muse e Coldplay. Sbagiato. In alcuni momenti ricordano Jeff Buckley (“Broken down”), in altri una versione aggiornata dei Joy Division (“Long way south” è la “She’s lost control” del 2000? Il cantante Mark Greaney ha pure dichiarato che “Closer”, il capolavoro della band di Ian Curtis, per lui è “come musica classica”). Più spesso, per fortuna, assomigliano a sé stessi. Arrivano da Dublino (dove, ora, la gente per strada li ferma per farsi firmare un autografo), sono stati adottati dalla capitale inglese, che li ha resi un piccolo caso. La bassista Hillary Woods è stata pure nominata tra le donne più sexy d’Inghilterra. Ma l’obiettivo del gruppo, perfettamente raggiunto nel disco, è un altro. Lo spiega Greaney: "Quando metti da parte tutto, ogni intervista, ogni cavolata o questione di soldi, ciò che rimane della musica è che semplicemente vuoi sederti e scrivere una grande canzone.”
Sfondo nero, due lettere bianche, due numeri grigi a formare l’enigmatico nome: più semplice di così la copertina del disco non poteva essere. Anche la musica segue la stessa regola: 12 canzoni di rock elettroacustico semplice e diretto, dominate dall’espressiva voce di Mark Greaney. Qualcuno, al tempo li aveva bollati come “nuovi Radiohead”, ultimi discendenti di Muse e Coldplay. Sbagiato. In alcuni momenti ricordano Jeff Buckley (“Broken down”), in altri una versione aggiornata dei Joy Division (“Long way south” è la “She’s lost control” del 2000? Il cantante Mark Greaney ha pure dichiarato che “Closer”, il capolavoro della band di Ian Curtis, per lui è “come musica classica”). Più spesso, per fortuna, assomigliano a sé stessi. Arrivano da Dublino (dove, ora, la gente per strada li ferma per farsi firmare un autografo), sono stati adottati dalla capitale inglese, che li ha resi un piccolo caso. La bassista Hillary Woods è stata pure nominata tra le donne più sexy d’Inghilterra. Ma l’obiettivo del gruppo, perfettamente raggiunto nel disco, è un altro. Lo spiega Greaney: "Quando metti da parte tutto, ogni intervista, ogni cavolata o questione di soldi, ciò che rimane della musica è che semplicemente vuoi sederti e scrivere una grande canzone.”