St. Germain: quando l'elettronica incontra il jazz

St. Germain: quando l'elettronica incontra il jazz
Credits: Luigi Rizzo / Concessione in uso a Rockol
E’ rimasto lontano dalle scene cinque anni. Dopo “Boulevard” - album dell’anno in Inghilterra e candidato al Dance Music Award nel 1995 - Ludovic Navarre, in arte St.Germain, aveva deciso di ritirarsi. E’ grazie a lui e al successo del suo primo disco che la scena techno francese ha iniziato ad avere visibilità internazionale; è lui che ha aperto la strada a gruppi come Daft Punk, Air, Dimitri From Paris. Eppure, il successo non ha impedito a St.Germain di mettersi in discussione: “Sono un solitario, da sempre. Anche nello sport , la mia grande passione insieme alla musica, ho sempre scelto discipline non di squadra. Quando ho iniziato con la techno, arrivando alla musica attraverso l’informatica, sentivo che stavo creando qualcosa di originale, di mio. Nel momento preciso in cui mi sono reso conto che il mercato si stava impadronendo della musica, imponendo che tipi di ritmi usare, che tipo di voci usare, allora ho pensato che era meglio lasciar perdere”. St.Germain ha ricominciato così a sperimentare, “a seguire altre strade, perché erano quelle che sentivo mi appartenevano”, inserendo tra i campionamenti e l’elettronica strumenti suonati dal vivo. Dopo l’esperienza di “Boulevard”, inizia così a collaborare con un gruppo jazz di St.Germain en Laye, città in cui Ludovic vive e da cui ha mutuato il suo pseudonimo. Pascal Ohsé (tromba), Edouard Labor (sax-flauto), Alexandre Destrez (tastiere) Edmondo Carneiro (percussioni) sono i musicisti che da allora hanno continuato a lavorare con lui, fino alla realizzazione di un progetto musicale vero e proprio che è poi diventato l’album “Tourist”. “Non mi aspettavo nulla da questo disco. E quando Blue Note (leggendaria etichetta jazz, ndr) si è detta interessata alla mia proposta ne sono stato davvero entusiasta”.

“Tourist” è un album dalle sonorità inconsuete, difficili da definire: è jazz, non c’è dubbio, ma è anche campionamenti, musica elettronica dalle coloriture inaspettatamente calde e live. “Fare musica con l’elettronica è davvero come usare uno strumento musicale: l’elettronica interpreta il pensiero che c’è dietro chi la usa, non inventa nulla. Cioè, proprio come uno strumento, non suona da sola e a seconda di chi la fa suonare produce un effetto differente”. Alla base dei brani di “Tourist” ci sono innanzitutto una varietà di idee ritmiche: “Non seguo un canovaccio preciso quando compongo la mia musica, di solito però parto da una ritmica che mi ha particolarmente colpito e poi ci lavoro sopra”. Una ricerca di suggestioni che spazia tra i generi: “Il jazz mi è sempre piaciuto, ma nella mia musica ci sono influenze dub, reggae, cubane, blues. Non sono un esperto di nessuno di questi generi, ma li utilizzo tutti. Per questo, anche i musicisti che si esibiscono con me sul palco devono avere una grande versatilità, devono sapersi muovere tra ritmi spesso molto lontani”. Una proposta di incrocio tra i generi che al pubblico è piaciuta (l’album è inaspoettatamente in classifica anche in Italia), nonostante sul disco di St.Germain non sia stata fatta molta pubblicità: “Penso che tutto sia funzionato sul passaparola. Chi ha ascoltato il mio disco lo ha fatto ascoltare ad altri e la mia proposta è piaciuta. Il perché non lo so”.

Per quanti siano interessati a vederlo dal vivo, St. Germain sarà in Italia per cinque date, il 21 novembre a Roma, il 22 a Firenze, il 23 a Torino, il 24 a Bologna e il 26 a Milano. “E’ come un vero concerto: sul palco ci sono io, dietro alle mie macchine, e intorno a me ci sono tutti i miei musicisti, una piccola orchestra che mi circonda, a voler significare che la mia musica è davvero una fusione di elettronica e suoni live”.
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