Erano anni che negli Stati Uniti non si vedeva un attacco così fermo e duro contro la campagna elettorale per la presidenza. I Rage Against the Machine proprio quando la corsa alla Casa Bianca sta per giungere al capolinea hanno fatto uscire il video-provocazione di “Testify”, la canzone che apre “The battle of Los Angeles”.
Come affermato dai membri stessi del gruppo rock Bush e Gore “sono due mutanti, due cloni di uno stesso individuo, sicuramente un conservatore”. Per questo loro, come altri cento milioni di cittadini elettori non andranno a votare. Ed ecco che il video “si apre con le immagini di un film in bianco e nero sul genere di ‘L’invasione degli ultracorpi’. Da una navicella spaziale scaturisce un inquietante ibrido” -un immagine composta dalla sovrapposizione operata al computer dei volti di Bush e Gore- “che subito si sdoppia e i due candidati se ne vanno in giro per il Paese per impegnarsi nell’attuale campagna elettorale”. Il video continua con altre contrapposizioni, tra le altre le immagini della vita frenetica di New York accostata a quella delle strade di Los Angeles.
E l’America, abituata alle battaglie “politically correct” di Bruce Springsteen e di molti altri nomi noti, resta a guardare. Mentre i Rage, come altri cento milioni di cittadini elettori, non andranno a votare. (Fonte: “La Repubblica”)
Come affermato dai membri stessi del gruppo rock Bush e Gore “sono due mutanti, due cloni di uno stesso individuo, sicuramente un conservatore”. Per questo loro, come altri cento milioni di cittadini elettori non andranno a votare. Ed ecco che il video “si apre con le immagini di un film in bianco e nero sul genere di ‘L’invasione degli ultracorpi’. Da una navicella spaziale scaturisce un inquietante ibrido” -un immagine composta dalla sovrapposizione operata al computer dei volti di Bush e Gore- “che subito si sdoppia e i due candidati se ne vanno in giro per il Paese per impegnarsi nell’attuale campagna elettorale”. Il video continua con altre contrapposizioni, tra le altre le immagini della vita frenetica di New York accostata a quella delle strade di Los Angeles.
E l’America, abituata alle battaglie “politically correct” di Bruce Springsteen e di molti altri nomi noti, resta a guardare. Mentre i Rage, come altri cento milioni di cittadini elettori, non andranno a votare. (Fonte: “La Repubblica”)
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