Daniele Silvestri: 'In S.C.O.T.C.H. canto la provvisorietà che ci circonda'

Daniele Silvestri: 'In S.C.O.T.C.H. canto la provvisorietà che ci circonda'

Daniele Silvestri non è (o non è più) un artista frettoloso.

Si prende i suoi tempi, pubblica dischi quando ritiene di avere qualcosa da dire (l'ultimo album interamente composto di inediti, "Il latitante", risale al 2007). Il motivo? "Faccio questo mestiere da diciassette anni, a occhio e croce di canzoni ne ho scritte più di duecento. Arrivati a quel punto, se non senti di avere in mano qualcosa che ti entusiasma fai bene a fermarti e a cercare nuovi stimoli". Che nel nuovo album S.C.O.T.C.H., in uscita per Sony Music il 29 marzo, emergono con chiarezza già al primo ascolto: quindici canzoni (più una "ghost track") di umore variabile, bella scrittura e caleidoscopica musicalità. Con qualche comune denominatore sintetizzato in quel titolo curioso, che si presta all'invenzione di diversi acronimi (eccone uno, proposto dall'autore stesso: "Supera Certamente Ogni Titolo Che Ho", i fan sono invitati a sbizzarrire la fantasia e dire la loro sul sito dell'artista). "E' la mia solita passsione per i giochi verbali ed enigmistici che viene fuori", spiega Daniele. "Ma quella parolina rende bene l'idea della provvisorietà che ci circonda, oggi che si cerca di aggiustare tutto alla meno peggio. A cominciare dalla politica, che è diventata una rincorsa continua all'emergenza nel tentativo di riparare disastri che si potevano evitare". E se i concetti di "visione" e di "progetto" non fanno certamente più parte dell'orizzonte politico, Silvestri sembra averli tenuti a mente nella realizzazione di questo album. "Il progetto c'è", annuisce, "ma è ondivago. Non è che ho preso una strada e ho proseguito diritto in tutta sicurezza. Vorrei poterlo dire, ma non è così. Ho dovuto correggere più volte la direzione, in corso d'opera. Ma da un certo punto in poi la strada è diventata chiara, rispetto a tanti miei altri dischi questo è quello che più fortemente ho voluto così. E se ho sbagliato non posso dare la colpa a nessuno, non c'è alcuna giustificazione perché ogni cosa è frutto di una scelta precisa". La sfida più difficile? "Non farsi travolgere dall'attualità. Talmente invadente, di questi tempi, che temevo potesse spingermi a diventare un opinionista, più che un autore di canzoni. E' stato difficile staccarsi da questo mare di parole e di polemiche, riuscire a scrivere qualcosa che avesse una valenza poetica e potesse reggere nel tempo. Il problema, rispetto all'attualità, è stato quello di riuscire a staccarsene abbastanza per non farsene schiacciare. Ad attingere a quella emozione, a quella rabbia, per guardare un po' più lontanto: è una chiave che ho faticato un po' a trovare. Anche dal punto di vista musicale mi sono chiesto cosa potesse permettermi di recuperare energie, di ritrovare il gusto della sperimentazione". Di qui la scelta di suonare rigorosamente dal vivo in studio, con La banda dei "soliti noti" (Piero Monterisi, Maurizio Filardo, Gianluca Misiti, Gabriele Lazzarotti e Ramon Josè Caraballo) che lo accompagna da tempo, e che ha permesso a Silvestri di compilare un'enciclopedia musicale che spazia dalla ballata piano e voce ("Le navi", "Questo Paese") al funk ("Fifty-fifty"), dal rock duro ("Monito(r)") allo ska ("L'appello") e al singolare bolero reggae di "Lo scotch". "Una band è un patrimonio immenso", dice Silvestri. "Mi domando come mai l'ho utilizzato così poco nei dischi precedenti. Ci conosciamo e stimiamo da anni, con i musicisti che mi accompagnano. Insieme siamo tornati al modo tradizionale di lavorare e il risultato è stato sorprendente. Con le persone giuste, sei persone che suonano insieme in presa diretta ti danno un risultato migliore di trenta strumenti sovraincisi. E' una piccola magia che forse puoi ottenere solo così". .

Ma S.C.OT.C.H. è anche un disco di tante, anche inattese, collaborazioni: Niccolò Fabi, Raiz, Peppe Servillo, Pinomarino, Bunna, Stefano Bollani, per non parlare dei sorprendenti cameo di Gino Paoli e di Andrea Camilleri.

"Alcune erano nell'aria: con Niccolò è anni che si parla di collaborare, e anzi è strano che sia successo solo ora; anche con Peppe Servillo prima o poi qualcosa doveva succedere. Altre sono frutto di passioni più recenti: Diego Mancino, per esempio, un cantautore milanese strepitoso di cui mi sono innamorato in questi ultimi anni. La verità è che in questo disco mi sono potuto permettere più sfizi del solito. Il fatto stesso di averci messo così tanto tempo a realizzarlo ha reso più facile aspettare il momento giusto per mettere da parte il pudore e prendere in mano il telefono. Sono tutte collaborazioni sincere, persino le più insospettate e fortunose come quelle con Camilleri e Gino Paoli". Il quale ha anche voluto cantare una strofa, nella parodia de "La gatta", di cui Silvestri ha liberamente trasposto il testo trasformandola in "La chatta". "Mi sarei accontentato che mi avesse autorizzato a scherzare con la sua canzone, cosa che non davo affatto per scontata. Invece, anche se in zona Cesarini, si è fatto vivo e ha preteso di cantare anche lui, spiazzandomi e facendomi un gran bel regalo. Nei cassetti ne ho tante, di parodie così; di solito le tengo per me. Questa è il risultato della follia di una notte, volevo vedere se ero capace di prendere una canzone stampata nell'immaginario collettivo, cambiarne le parole e mantenerne inalterate le rime, i ritmi, il suono, in modo che a un ascolto distratto potesse quasi sembrare di ascoltare l'originale. Dentro a quel gioco ne è nato un altro, il tentativo di scherzare sul nostro rapporto con la comunicazione via Web e i social network, trovando anche all'interno di una dimensione così moderna e tecnologica un motivo di nostalgia per qualcosa che già appartiene al passato". Sono le due anime tradizionali di Silvestri: sempre sospeso tra leggerezza e serietà, tra dimensione privata e pubblica: una natura che stavolta si è manifestata anche nel lancio simultaneo in radio di due singoli totalmente diversi e speculari. "E' la vita che è così, no? Se distingui troppo tra pubblico e privato non risulti più credibile, nelle emozioni come in ciò che dici. I due singoli in radio? Fosse stato per me, probabilmente non ne avrei pubblicato neanche uno. Non ero in grado di scegliere una canzone che potesse rappresentare questo album: nel comporlo ho scritto forse più di trenta canzoni; i discografici neanche lo sanno, ma ho scartato alcuni dei pezzi più facili e immediati perché volevo rispettare la purezza delle mie intenzioni, la mia volontà di fare un disco senza vincoli. A quel punto, allora, meglio due singoli di uno solo". Intanto però due anticipazioni le aveva fornite lui stesso, presentando in anteprima la sua versione di "Io non mi sento italiano" di Giorgio Gaber e l'inedita "Precario è il mondo", a "Vieni via con me", il programma televisivo di Fabio Fazio e Roberto Saviano: .



"E' stato un fatto casuale ma abbastanza dirompente.

E a quella trasmissione devo molto, lì ho ho cominciato a pensare di avere imboccato la strada giusta. E' stato Fazio stesso a invitarmi a interpretare Gaber, all'inizio ero un po' scettico sull'idea. Ma aveva ragione lui, quella canzone è un piccolo testamento, le sue parole e il suo umore calzavano perfettamente con quel che c'era del mio disco". Dove a più riprese emerge la voglia di scappare dallo "stivaletto"."Sì, è un sentimento che attraversa spesso le canzoni e che percepisco diiffusamente intorno a me. Spesso lo provo anch'io: denunciandolo, cantandolo, cerco di esorcizzarlo". Intanto però il Bel Paese Silvestri si prepara ad attraverserlo in lungo e in largo, con il nuovo tour che, avvalendosi del sostegno del progetto Puglia Sounds, parte il 21 maggio dal Palasport di Andria (BT). Poi ci sarà tempo per altri progetti: "Sì, ho anche altre cose in ballo", anticipa Silvestri. Probabilmente ci sarà una mia canzone in un cartone animato. E sto anche lavorando all'idea di un mio spettacolo teatrale". .

 

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