Sulla scia delle indiscrezioni trapelate circa l'autobiografia che Natalie Cole sta per dare alle stampe (vedi News), Gabriele Ferraris sulla “Stampa” confeziona un articolo – serio ma non troppo - che ripercorre la parabola di alcune donne “maledette” della musica, da Billie Holiday a Janis Joplin, la cui vita è stata segnata dalla droga. E arrivando ai giorni nostri, con particolare riferimento alla vicenda di Withney Houston, l'autore commenta: “La droga non è più contemplata tra i valori rock, e le vecchie drug ladies sopravvissute – come e più dei loro colleghi maschi – predicano com'è giusto che la droga uccide. Nessuno ricorda mai la stravagante sorte di Nico, eroina (giustappunto) dei Velvet Underground: dopo aver sperimentato, come s'usava alla corte di Andy Warhol, qualsiasi cosa, la sventurata morì in quel di Ibiza, a quarant'anni e in ottima forma, cadendo banalmente dalla bicicletta. Anche lo sport, in dosi eccessive, uccide”.
Frase ad effetto, ma non proprio corrispondente al vero, osserva Rockol: la povera Nico, nata Christa Paffgen nel 1939, morì nel 1988 (dunque quarantanovenne); e la causa della sua morte non fu la caduta dalla bicicletta, ma un'emorragia cerebrale che la fulminò mentre - questo è vero - stava pedalando.
Frase ad effetto, ma non proprio corrispondente al vero, osserva Rockol: la povera Nico, nata Christa Paffgen nel 1939, morì nel 1988 (dunque quarantanovenne); e la causa della sua morte non fu la caduta dalla bicicletta, ma un'emorragia cerebrale che la fulminò mentre - questo è vero - stava pedalando.