Credits: Alessandro Tornatore / Concessione in uso a Rockol
“La Repubblica” dedica un’intera pagina alla questione del nuovo statuto Siae, affiancando a un’intervista in cui Gino Paoli si scaglia contro lo statuto riformato, i pareri di Mauro Masi, Commissario straordinario della Siae, e Ennio Morricone, Presidente onorario della Uncla, la più importante e rappresentativa associazione degli autori italiani. Il cantautore genovese, presidente del Sindacato compositori, è particolarmente duro nello stroncare la riforma e dichiara a proposito della revisione dello statuto: “Si sta giocando il futuro di una parte importante della cultura del nostro paese (...) È stato adottato un nuovo statuto che sembra fatto apposta per perpetuare la situazione di sempre: l' egemonia delle multinazionali e delle grandi famiglie dell'editoria musicale. I nostri suggerimenti sono stati ignorati. L'approvazione definitiva di questo ‘nuovo’ statuto spetta al ministro Melandri a cui abbiamo chiesto un incontro. Ma ancora non ci ha ricevuti". Le critiche di Paoli sottolineano come lo statuto della Siae possa incidere negativamente sulla qualità della produzione: “Tra gli stessi iscritti alla Siae c'è una certa difficoltà a cogliere tutti i meccanismi. Diciamo così: si fa uno spettacolo, un disco, un film, o si trasmette una musica alla radio, alla tv, in una festa privata, e da tutte queste attività arrivano soldi nelle casse della Siae: circa mille miliardi all'anno. Poi questi soldi vengono ridistribuiti tra gli autori. Un circuito che la maggior parte delle persone considera oggettivo (...). Invece i criteri di ripartizione sono il risultato di scelte che favoriscono certi gruppi, certe categorie, a scapito di altri. Intendiamoci: in alcuni casi è giusto privilegiare generi di qualità che sono scarsamente premiati dal pubblico. Ma esistono sperequazioni prive di senso. Non solo nella ripartizione dei fondi ma anche nella composizione degli organismi societari. Poche settimane fa il commissario della sezione cinema, Florestano Vancini, si è dimesso proprio per denunciare lo squilibrio nella rappresentanza previsto anche dal nuovo statuto".
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