New economy contro vecchia discografia

Sul "Corriere della Sera", Franco Carlini firma un interessante articolo che mette a confronto le vicende legate alla duplicazione di immagini e di suoni. "L'industria dell'intrattenimento dovrebbe essere tra quelle innovative e creative, ma ha dimostrato negli anni di essere una tranquilla forza della conservazione. Per esempio quelli del cinema trascinarono la Sony in tribunale perché il suo videoregistratore avrebbe spinto le persone a duplicare abusivamente i film. Per fortuna persero la causa e oggi il mercato delle cassette a noleggio costituisce una fonte di incassi paragonabile a quella delle sale cinematografiche. Nel 1992, invece, le case di musica riuscirono sostanzialmente a impedire la diffusione di massa di un'altra tecnologia promettente, chiamata DAT, la registrazione digitale su nastro; temevano che essendo troppo fedele, uccidesse le cassette e i CD. Adesso, prese da rinnovato autolesionismo, le grandi del settore discografico stanno producendo una campagna davvero eccessiva contro la riproduzione della musica via Internet (tecnologia Mp3, software come Napster e Gnutella). Proprio Napster, software ‘micidiale’ perché consente un facile scambio di files tra computer lontani, andrà in tribunale lunedì: non lo accusano di pirateria ma di favoreggiamento della stessa. Così facendo queste aziende commettono uno dei peggiori errori del marketing perché conducono una battaglia acrimoniosa contro il proprio stesso pubblico e contro i propri fornitori (gli artisti), infliggendosi danni di immagine e generando diffusi sentimenti di rifiuto. (...) Sono numerosi i musicisti che stanno dalla parte della Rete, contro le major. In realtà le più intelligenti tra queste ultime si stanno attrezzando per fare loro quello che oggi vanno combattendo: offrire musica in rete a basso prezzo o addirittura gratis e stanno intrattenendo segrete trattative proprio con i nemici Napster e Mp3. Il tutto promette di essere un esempio da manuale degli effetti positivamente ‘sovversivi’ dell'economia digitale: gli intermediari o si tolgono di mezzo o si reinventano, adattandosi al nuovo ambiente".

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