Credits: Emanuela Bonetti / Concessione in uso a Rockol
Il “Times” di Londra, in un servizio pubblicato ieri nell’inserto “Times 2”, fornisce il resoconto delle tre giornate del festival di Glastonbury svoltosi nel fine settimana appena trascorso. La giornalista, Caitlin Moran, descrive ampiamente il sito della kermesse, cosa si mangi e perché vi si vada (“La gente viene a Glastonbury per ubriacarsi, trombare e svegliarsi col sole, per farsi un’avventura, odorare l’aria e guardare il sole che tramonta mentre si mangiano salsicce unte con le mani”), ma l’impressione generale è che di musica ne abbia ascoltata pochina. Un accenno ai Moloko (problemi di vento sul palco), uno ai Travis (neanche una canzone citata), uno ai Chemical Brothers (non si capisce come siano andati) e via. L’unica formazione della quale la giornalista citi qualcosa più del nome sono i Pet Shop Boys, i quali secondo la Moran sono stati fantastici. Ma il “Glasto” è andato bene o male? Questo dal “Times” non si desume.
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