Ci sono voluti i contributi di 14 personaggi, tra musicologi, appassionati, giornalisti, studiosi in diversi campi del sapere: Mario De Luigi, Franco Fabbri, Roberto Favaro, Maurizio Franco, Alessandra Gallone, Adriano Guarnieri, Roberto Leydi, Luigi Lunari, Giovanna Marini Luigi Pestalozza, Paolo Prato, Edoardo Sanguineti, Sonia Sigurtà, Chiara Stefani hanno scritto ciascuno un capitolo di questa raccolta di saggi dedicata alla nostra più importante cantante ed edita da Euresis. Un volume scritto da appassionati per appassionati, imperniato sul tentativo di dare una spiegazione e un’identità formale a quello che ancora oggi appare un talento meramente naturale.
Durante la presentazione del volume dedicato a Mina, avvenuta alla libreria Feltrinelli di Corso Manzoni, a Milano, sono stati fatti nomi altisonanti. Le più citate sono state Maria Callas e Cathy Berberian, leggendarie cantanti e dive cui soltanto Mina è degna di essere avvicinata. Si è scandagliata fino in fondo (forse persino troppo) la sua scelta di separarsi dal pubblico («una forma di rispetto verso il pubblico, una scelta fatta quando il suo fisico non poteva più mantenersi all’altezza dell’interiorità e del volume di energie messe in moto da ogni singola nota», ha fatto notare uno dei curatori del volume, Luigi Pestalozza), si è cercato di dare una spiegazione - forse un po’ semplicistica - al suo inconfondibile modo di muovere le braccia e le mani («deve aver visto dei documentari sulle danze indiane», ha interpretato candidamente Alessandra Gallone, autrice di un saggio sull’argomento), le si sono trovati continui riferimenti alla musica e al repertorio ‘colto’ (lo ha fatto Adriano Guarnieri, autore di un “Omaggio a Mina. Sei canzoni per voce leggera soprano e orchestra), si è cercato di sintetizzarne genialmente in poche parole l’essenza, come ha fatto Edoardo Sanguineti: «Mina non ha paragoni nella pop music. Una volta detto che parte del suo repertorio era e rimane detestabile, non se ne può non ammirare la caratura artistica.Non bisogna dimenticare inoltre che Mina è la prima cantante/star televisiva: in questo senso, quando la si ascolta su CD si ha sempre l’impressione - corretta - che manchi qualcosa. Infatti manca il video, manca il ricongiungimento della sua voce con un corpo, con delle movenze e delle espressioni del viso che sono un tutt’uno con la canzone. Mina è sempre uguale a se stessa, nel senso che è immediatamente riconoscibile, ma per il resto è un’artista veramente camaleontica».
Insomma, nel corso della presentazione, di Mina si è celebrato il mito - e questo è riuscito benissimo - e a tratti si è cercato di spiegarlo - e qua le interpretazioni si fanno già più opinabili. Il talento puro ha spiegazioni? Certo, è ingrato il lavoro del musicologo, affascinato da un personaggio di tale caratura che resta, nonostante tutto, impermeabile ad ogni tentativo di interpretazione e di discorso ‘in sua vece’. Non per niente a tratti sorrideva un illustre ospite del pubblico, il pianista jazz Enrico Intra, l’unico tra i presenti ad aver conosciuto Mina e ad averci lavorato. Suo il racconto forse meno ‘poetico’ ma forse più attendibile: «Mina aveva un incredibile talento. Si era fatta strada imitando le grandi star della musica statunitense (Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin), il suo biglietto da visita è proprio quello dell’imitatrice, il suo primo nome non a caso è “Baby Gate”. È riuscita a metabolizzare in un suo modo quell’enorme patrimonio musicale, ad unirlo alla sua capacità di interpretare le canzoni, a farle sue. Era un’artista molto pigra, e con il passare del tempo sempre più insicura rispetto alle esibizioni in pubblico. Il suo ritiro è stato la conseguenza naturale del prevalere del suo carattere sul professionismo, che l’avrebbe invece dovuta vedere - proprio per rispetto al suo pubblico - ancora sul palco». Il volume “Mina - una forza incantatrice” è edito da Euresis e costa £. 25.000.
Durante la presentazione del volume dedicato a Mina, avvenuta alla libreria Feltrinelli di Corso Manzoni, a Milano, sono stati fatti nomi altisonanti. Le più citate sono state Maria Callas e Cathy Berberian, leggendarie cantanti e dive cui soltanto Mina è degna di essere avvicinata. Si è scandagliata fino in fondo (forse persino troppo) la sua scelta di separarsi dal pubblico («una forma di rispetto verso il pubblico, una scelta fatta quando il suo fisico non poteva più mantenersi all’altezza dell’interiorità e del volume di energie messe in moto da ogni singola nota», ha fatto notare uno dei curatori del volume, Luigi Pestalozza), si è cercato di dare una spiegazione - forse un po’ semplicistica - al suo inconfondibile modo di muovere le braccia e le mani («deve aver visto dei documentari sulle danze indiane», ha interpretato candidamente Alessandra Gallone, autrice di un saggio sull’argomento), le si sono trovati continui riferimenti alla musica e al repertorio ‘colto’ (lo ha fatto Adriano Guarnieri, autore di un “Omaggio a Mina. Sei canzoni per voce leggera soprano e orchestra), si è cercato di sintetizzarne genialmente in poche parole l’essenza, come ha fatto Edoardo Sanguineti: «Mina non ha paragoni nella pop music. Una volta detto che parte del suo repertorio era e rimane detestabile, non se ne può non ammirare la caratura artistica.Non bisogna dimenticare inoltre che Mina è la prima cantante/star televisiva: in questo senso, quando la si ascolta su CD si ha sempre l’impressione - corretta - che manchi qualcosa. Infatti manca il video, manca il ricongiungimento della sua voce con un corpo, con delle movenze e delle espressioni del viso che sono un tutt’uno con la canzone. Mina è sempre uguale a se stessa, nel senso che è immediatamente riconoscibile, ma per il resto è un’artista veramente camaleontica».
Insomma, nel corso della presentazione, di Mina si è celebrato il mito - e questo è riuscito benissimo - e a tratti si è cercato di spiegarlo - e qua le interpretazioni si fanno già più opinabili. Il talento puro ha spiegazioni? Certo, è ingrato il lavoro del musicologo, affascinato da un personaggio di tale caratura che resta, nonostante tutto, impermeabile ad ogni tentativo di interpretazione e di discorso ‘in sua vece’. Non per niente a tratti sorrideva un illustre ospite del pubblico, il pianista jazz Enrico Intra, l’unico tra i presenti ad aver conosciuto Mina e ad averci lavorato. Suo il racconto forse meno ‘poetico’ ma forse più attendibile: «Mina aveva un incredibile talento. Si era fatta strada imitando le grandi star della musica statunitense (Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin), il suo biglietto da visita è proprio quello dell’imitatrice, il suo primo nome non a caso è “Baby Gate”. È riuscita a metabolizzare in un suo modo quell’enorme patrimonio musicale, ad unirlo alla sua capacità di interpretare le canzoni, a farle sue. Era un’artista molto pigra, e con il passare del tempo sempre più insicura rispetto alle esibizioni in pubblico. Il suo ritiro è stato la conseguenza naturale del prevalere del suo carattere sul professionismo, che l’avrebbe invece dovuta vedere - proprio per rispetto al suo pubblico - ancora sul palco». Il volume “Mina - una forza incantatrice” è edito da Euresis e costa £. 25.000.
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