Stroncata dai quotidiani americani la serata al Madison Square Garden di New York, dalla quale è stato ricavato uno show televisivo, cui seguiranno quasi certamente anche un DVD e un album. Scrive Stan Mieses, critico musicale del "Los Angeles Times": "Mai mi era capitato di assistere a uno show così lungo, e con così poca musica". Il giornalista conforta gli spettatori che assisteranno alla serata in omaggio a Diana Ross su VH1, il canale televisivo musicale che ha creato la serie "Divas": "Per voi durerà solo due ore, invece che cinque. L’idea originale, di fare un concerto con cantanti famose, è stata piegata alle esigenze televisive, diventando sopportabile solo ai fans più accaniti di Diana Ross e ai possessori di azioni della Viacom, società che possiede VH1. (...) Alla fine, in tv si vedrà un prodotto elegante e agile, che casualmente coincide con un nuovo tour della Ross. Ma il sapore è quello di un prodotto di marketing, risultato di complesse ricerche sul target degli spettatori". Mieses parla inoltre di scelte incomprensibili nel cast, stroncando Faith Hill e salvando Donna Summer. Quanto a Mariah Carey, la sconsolata osservazione che più che a cantare, pensa a fare la star. Viceversa, il "New York Post" definisce i duetti tra la Carey e la Ross ("Baby love" e "Stop! In the name of love") come i migliori della serata, che definisce peraltro "frustrante", per questioni organizzative: la Ross ha insistito per collaudare l’attrezzatura che userà nel suo tour con le "nuove" Supremes. Le esigenze dello show e del disco sono state messe in primo piano: dopo 4 ore, la Ross ha litigato con i produttori: lei voleva cantare, loro volevano rifare le parti vocali delle Destiny’s Child. Il pubblico - come spesso succede in questi casi - è stato preso in considerazione solo come elemento da mostrare agli spettatori. Secondo il "Post", verso mezzanotte i 3.000 spettatori di inizio serata si erano ridotti a 200, oggetto delle preghiere del regista che aveva bisogno di simpatici primi piani di fans in adorazione.
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