Credits: Alessandro Morandi / Concessione in uso a Rockol
Su "La Stampa", Raffaella Silipo firma un articolo sugli Inti Illimani. «Per l'Italia gli Inti Illimani hanno un gusto, un odore, un suono ben precisi, sono loro malgrado simbolo di un'epoca e una passione politica. Un simbolo che resiste, tanto che qualche giorno fa Silvio Berlusconi li citava nei suoi consigli ai candidati del Polo per le regionali: "Quando tornano a fare concerti in Italia significa che la sinistra è in una fase fortunata". "Ma se abbiamo fatto una tournée anche l'anno in cui ha vinto lui...". Jorge Coulon sorride e cerca di sottrarsi allo scomodo ruolo di aruspice politico. "A dire il vero ci siamo sempre sentiti molto diversi dallo stereotipo generazional-ideologico: siamo un gruppo musicale, non politico. Naturalmente ognuno di noi ha le sue idee, ma abbiamo cercato di convertirle in suono, non di fare parte dell'uno o dell'altro partito. Ma ormai siamo rassegnati a venire ‘incasellati’. Pazienza, Tanto, alla fine l'affetto vero con il pubblico passa sopra ogni steccato". D'Alema? "Un amico. Giocavamo sempre insieme a calcio". Berlusconi? "Ha il suo lato simpatico anche lui". (...) "Il ritorno di Pinochet? E' un'occasione, finalmente, perchè inizi una nuova epoca per il Cile: ci sono sessanta processi contro di lui nel nostro paese, se sapremo concluderli sarà un momento di crescita fondamentale. Non si può sempre chiedere all'Europa di risolvere i nostri problemi. Sarebbe una viltà. Bisogna avere il coraggio di affrontare in prima persona il proprio passato".
(...) Il loro vastissimo repertorio arriva adesso in tour, dai primi successi del passato fino all'ultimo album, uscito per il momento solo in Cile: "Amar de nuevo". "E' un lavoro a noi molto caro - dice Coulon - proprio perchè riscopre una parte della musica latino americana, quella più popolaresca, più romantica, che in passato avevamo trascurato. Forse eravamo musicalmente troppo aristocratici..." C'è un parallelo, dice Coulon, tra la rilettura dei brani più più sentimentali e cittadini del Sud America "e le grandi canzoni napoletane, rivisitate dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare o, più di recente, da Franco Battiato. E' un ritorno alle radici più autentiche di un popolo, alla nostra identità profonda. Sono queste le canzoni che cantano i latino americani in esilio, condizione purtroppo per noi non troppo rara. E' questa la vera forza della musica: una meravigliosa capacità di conservare l'identità"».
(...) Il loro vastissimo repertorio arriva adesso in tour, dai primi successi del passato fino all'ultimo album, uscito per il momento solo in Cile: "Amar de nuevo". "E' un lavoro a noi molto caro - dice Coulon - proprio perchè riscopre una parte della musica latino americana, quella più popolaresca, più romantica, che in passato avevamo trascurato. Forse eravamo musicalmente troppo aristocratici..." C'è un parallelo, dice Coulon, tra la rilettura dei brani più più sentimentali e cittadini del Sud America "e le grandi canzoni napoletane, rivisitate dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare o, più di recente, da Franco Battiato. E' un ritorno alle radici più autentiche di un popolo, alla nostra identità profonda. Sono queste le canzoni che cantano i latino americani in esilio, condizione purtroppo per noi non troppo rara. E' questa la vera forza della musica: una meravigliosa capacità di conservare l'identità"».
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