Robbie Williams, 'In and out of consciousness': '20 anni dopo felice come mai'

Robbie Williams, 'In and out of consciousness': '20 anni dopo felice come mai'
Credits: Vincenzo Nicolello / Concessione in uso a Rockol

Ci voleva qualcosa che marcasse un passaggio, specie se così importante: Robbie Williams, da vent'anni sulla breccia, rinuncia (momentaneamente o no, ancora nessuno può dirlo) alla sua carriera solista per tornare in seno ai Take That. E per celebrare il suo rientro in squadra dopo quindici anni il cantante di Stoke ha deciso di spedire nei negozi il compendio definitivo - dopo il "Greatest hits" del 2004 - di quella che è stata la sua folgorante carriera in proprio, "In and out of consciousness", "best of" che raccoglie i suoi più grandi successi oltre che all'inedito col ritrovato collega Gary Barlow su "Shame".





"La mia vita si è finalmente sistemata", ha detto il cantante, che ieri sera ha presentato a Parigi, nel corso di uno show segreto, la propria compilation: "Mi va tutto benissimo, sia sul lavoro che nella vita privata. Sinceramente, non credo di essere mai stato così felice. E' incredibile, perché canto da vent'anni ma da piccolo il mio sogno era quello di fare l'attore. Se ho mai pensato di smettere? Certo, mi è successo più di una volta. Alla fine, però, ho sempre trovato qualcosa che mi facesse rimanere sui binari. Coi Take That, ad un certo punto, mi è sembrato che tutto fosse diventato troppo grande, e scegliere la carriera solista mi è servito per andare avanti". Una carriera che l'ha portato, in un primo momento, ad oscurare i suoi vecchi compagni, divenendo la popstar più pagata nella storia dello showbiz. "Quello è stato il mio unico rimpianto. Quando ho firmato il contratto con la EMI sono diventato più ricco di quanto avessi potuto mai immaginare. E' stato imbarazzante. Mi sono trasferito a Los Angeles, e ho iniziato a fare il miliardario. Mi sentivo come se avessi vinto la lotteria, e questo mi dava la nausea". Oggi, tornato in Inghilterra in seno alla sua vecchia band, Williams sembra rinato: "Vincere premi non ti rende felice. Adesso mi sono sposato, sono parte di una squadra e la vita non è più solo una questione mia personale, perché sono circondato da tanta gente che mi vuole davvero bene, e questo mi rende davvero felice". Williams non dimentica l'incredibile supporto offerto dalla sua fan base in questi ultimi anni: "Credo di avere i fan più incredibili al mondo, e non hanno idea di quanto sia la mia gratitudine nei loro confronti. Questioni di ego a parte, riesco davvero a sentire il loro affetto, quando salgo sul palco, o quando pubblico una nuova canzone. Dal vivo, poi, questo sentimento è quasi palpabile: non saprei definirlo, ma è questo che mi trasmettono le persone".






"'Angels' è la canzone che mi rappresenta di più. E' stata un incredibile successo, commercialmente parlando, ma la cosa che mi ha commosso di più è che sia davvero riuscita a toccare il cuore delle persone. La suonano a compleanni, battesimi, matrimoni e funerali. E' un brano che trascende il significato che possa assegnargli io. E' una di quelle canzoni che ti restano attaccate per tutta la vita, è uno di quei brani che cerchi sempre di riscrivere. Continuerò sempre ad inseguire un'altra 'Angels'". Oggi, però, le cose sono cambiate: "Sì, c'è una parte di me che continua ad inseguire questa meta, e un'altra che invece vuole prendersi una pausa. Tornare coi Take That mi sta dando sensazioni bellissime. E poi, è come se si fosse chiuso un cerchio: dopo vent'anni, sono tornato a fare quello che volevo fare solo e semplicemente per il gusto di farlo, senza nessuna pressione. E poi credo che questa esperienza per me sia fondamentale, perché senza i miei compagni difficilmente avrei fatto qualcosa di così grande per così tanto tempo". "Alla fine, sono contento quando allo specchio vedo di avere in testa parecchi capelli grigi", ha concluso il cantante: "Fino a vent'anni ho cercato di tingermeli di tutti i colori, poi verso i trenta, vedendo i primi due o tre capelli bianchi, ho quasi provato una sensazione di sollievo. Adesso li porto come una sorta di testamento del tempo che ho passato sulla terra. Sì, credo che alla fine mi sia piaciuto molto essere cresciuto".

 
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