Su "Il Giorno", Andrea Spinelli racconta il primo concerto italiano dell’ex leader dei Roxy Music. «Ferry ha scelto ieri sera il PalaFenice di Venezia per squadernare le nostalgie in bianco e nero di "As time goes by", il viaggio nel jazz degli anni Trenta che dopo lunghe stagioni di silenzio prova a regalargli inediti panni di crooner. (...) Il 55enne cantante di Newcastle non elude la nostalgia dell'epopea di "For your pleasure", riannodando i fili di "Out of the blue", "Avalon", "Love is the drug" e persino "Do the strand". Ma lo fa con l'aplomb impostogli dal nuovo personaggio che il Marocco del Rick's Bar di "Casablanca" e dell'Hotel Mamounia gli cuce addosso, con la complicità di 14 musicisti in cui svetta una procace sezione d'archi. Bryan, in replica stasera al Teatro Orfeo di Milano nell'ambito della rassegna "Suoni e Visioni", tratteggia con la mano del pittore che non è mai diventato i contorni di "Where or when" e della weilliana "September song", della "Falling in love again" fatta entrare nell'immaginario collettivo da Marlene Dietrich e di una "You do something to me" malata di ricordi e di tango, senza tralasciare omaggi al Lennon di "Jealous guy" o al Richards di "Let's stick together"».
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