Preceduti da uno schieramento senza precedenti di guardie del corpo, seguiti da un codazzo di fotografi e teleoperatori, accolti dall’applauso dei giornalisti, Bono e The Edge arrivano in sala stampa alle 21,20 di sabato sera. Dietro a loro, due attivisti tengono teso lo striscione di “Drop the debt”.
Perché avete scelto “All I want is you”?
“E’ una canzone semplice, e quando si fa lobbysmo politico è importante non confondere la politica con la musica. Per questo abbiamo scelto la canzone più semplice possibile”.
La seconda domanda riguarda la frase pronunciata da Bono e rivolta a D’Alema e Berlusconi…
“E’ molto importante, per il nostro progetto, non metterci in mezzo a una competizione politica. Sappiamo che prossimamente ci sono elezioni, in Italia; sappiamo che la politica italiana è molto complessa; non volevamo trovarci in mezzo”.
Ma allora perché avete vincolato la vostra presenza al Festival alla clausola di essere ricevuti da D’Alema?
“Avremmo chiesto di ricevere chiunque fosse stato al potere. Il Presidente D’Alema è stato molto disponibile, ci è sembrato umile, aperto, sincero, e ha tenuto a sottolineare che l’Italia ha già fatto grandi progressi nella direzione della cancellazione del debito. La relazione fra un artista e un politico è disagevole, perché un anno ringrazi per aver fatto qualcosa, l’anno dopo sei magari in carcere per qualcos’altro che hai fatto. Ma voglio dire che i politici farebbero bene ad ascoltare non tanto gli artisti come persone, quanto gli artisti come rappresentanti della gente. Altrimenti succede come a Seattle… L’idea della cancellazione del debito non deve appartenere a una parte politica. Quando siamo stati negli Stati Uniti e abbiamo incontrato il Presidente Clinton, lui è stato molto disponibile, ma prima di arrivare a lui abbiamo speso molto tempo parlando con i senatori”.
Cosa sapevate del Festival di Sanremo?
“Qualcuno ha detto che il Festival per gli italiani è come la mamma… Beh, qui ho trovato la mamma!”.
Bono ringrazia The Edge, saluta ed esce dalla sala stampa salutato dall’applauso dei presenti.
Perché avete scelto “All I want is you”?
“E’ una canzone semplice, e quando si fa lobbysmo politico è importante non confondere la politica con la musica. Per questo abbiamo scelto la canzone più semplice possibile”.
La seconda domanda riguarda la frase pronunciata da Bono e rivolta a D’Alema e Berlusconi…
“E’ molto importante, per il nostro progetto, non metterci in mezzo a una competizione politica. Sappiamo che prossimamente ci sono elezioni, in Italia; sappiamo che la politica italiana è molto complessa; non volevamo trovarci in mezzo”.
Ma allora perché avete vincolato la vostra presenza al Festival alla clausola di essere ricevuti da D’Alema?
“Avremmo chiesto di ricevere chiunque fosse stato al potere. Il Presidente D’Alema è stato molto disponibile, ci è sembrato umile, aperto, sincero, e ha tenuto a sottolineare che l’Italia ha già fatto grandi progressi nella direzione della cancellazione del debito. La relazione fra un artista e un politico è disagevole, perché un anno ringrazi per aver fatto qualcosa, l’anno dopo sei magari in carcere per qualcos’altro che hai fatto. Ma voglio dire che i politici farebbero bene ad ascoltare non tanto gli artisti come persone, quanto gli artisti come rappresentanti della gente. Altrimenti succede come a Seattle… L’idea della cancellazione del debito non deve appartenere a una parte politica. Quando siamo stati negli Stati Uniti e abbiamo incontrato il Presidente Clinton, lui è stato molto disponibile, ma prima di arrivare a lui abbiamo speso molto tempo parlando con i senatori”.
Cosa sapevate del Festival di Sanremo?
“Qualcuno ha detto che il Festival per gli italiani è come la mamma… Beh, qui ho trovato la mamma!”.
Bono ringrazia The Edge, saluta ed esce dalla sala stampa salutato dall’applauso dei presenti.
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