Giamaica, Paese in subbuglio per il processo USA a Buju Banton

E' di fatto l'argomento che da settimane occupa le prime pagine dei quotidiani giamaicani, dividendo il Paese e oscurando vicende di politica interna e estera: dopo essere stata tratta in arresto a Miami, lo scorso dicembre, con l'accusa di far parte di un'associazione a delinquere pronta a comprare ai fini di spaccio oltre cinque chili di cocaina, la star del reggae Buju Banton è oggi al centro di una delicata situazione che potrebbe addirittura raffreddare i rapporti diplomatici tra Stati Uniti e lo stato caraibico patria di Bob Marley. Dal momento del suo fermo, Banton si è sempre proclamato innocente circa le accuse mosse a suo carico: nonostante le sue dichiarazioni, la autorità americane non hanno minimamente riconsiderato la sua posizione nell'ambito dell'istruttoria - che coinvolge, oltre all'artista, anche altre dodici persone - chiamando la giuria della corta della Florida, che si riunirà tra poche ore, a giudicarlo per il reato di traffico internazionale di stupefacenti. E nelle strade di Kingston l'insofferenza per l'inflessibilità è palpabile: "Buju in Giamaica è quasi come Bob Marley, è una figura di rilevanza nazionale", spiegano i residenti della Capitale, "Gli USA devono liberarlo, perché contro di lui non esistono prove concrete". C'è, poi, chi si spinge più in là. Gruppi auto-organizzatisi per perorare la causa della reggae-star paventano addirittura complotti orditi dal governo statunitense a causa di pressioni della lobby gay statunitense, da sempre ostile ai testi - spiccatamente omofobici - di alcune star contemporanee della musica in levare: "Sappiamo tutti che è una macchinazione del governo americano", si legge sul sito freebujubanton.com: "Lui è prigioniero perché le sue convinzioni sono diverse da quelle dei suoi carcerieri". "L'attenzione al processo che lo coinvolge è più che giustificabile", sostiene il musicologo e dj Bunny Goodison: "In Giamaica Buju è una personalità importantissima, che incarna in maniera estremamente precisa la coscienza nera e Rastafari dei suoi connazionali". Se dovesse essere effettivamente trovato giudicato colpevole delle accuse spiccate nei suoi confronti, Banton potrebbe scontare una condanna a non meno di vent'anni di reclusione: nel frattempo, in attesa del verdetto, i supporter dell'artista - al secolo Mark Anthony Myrie - hanno occupato in hotel di Tampa, per organizzare manifestazioni pacifiche e gruppi di preghiera.

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