I tabloid britannici non potevano non buttarsi a pesce sulla triste vicenda di George Michael, condannato a quattro settimane di detenzione per guida in stato di alterazione. Un giorno di pausa ed ecco che uno di essi, il Mirror, è riuscito a raccogliere delle confidenze -per così dire- eccellenti. A cantare è stato non George ma il suo compagno di cella, tale Richard Hayes. Sentito (si suppone telefonicamente) dalla redazione del quotidiano popolare, Hayes, detenuto presso la prigione londinese di Pentonville che già ospitò Pete Doherty, ha detto: "Non riuscivo a credere che la persona di fronte a me fosse George Michael. Quando hanno chiuso la porta alle sue spalle, non sapeva che fare. Era a pezzi. Non smetteva di piangere e singhiozzare, era come un bambino. Ho detto a George di mettersi seduto. Se devo essere sincero, si stava cagando addosso. Ho cercato di rassicurarlo, ma non faceva altro che tenersi la testa tra le mani". L'artista, una volta scarcerato, rimarrà per altre quattro settimane in libertà vigilata.