Sakamoto, recensioni dei concerti

Ampio spazio, su "La Repubblica" e il "Corriere della Sera", per Ryuichi Sakamoto. Sul quotidiano romano si descrive il primo dei tre concerti italiani del musicista giapponese, quello di Firenze. Paolo Russo parla di «tranquillamente pastellato inventario dei suoi gusti personali assemblato senza traumi per nessuno, che lo pone fra i padri storici di certa ambient-music morbida e persino di frange new age, con i suoi scenari di pace un po' artefatta e sognantemente distanti da qualsiasi cosa. (...) Inatteso invece il riferimento a uno dei grandi eretici del secolo, John Cage: il secondo Steinway è stato preparato con gomme da cancellare fra le corde. L'uso percussivo e atonale che ne fa Sakamoto evoca sonorità da gamelan giavanese e schegge di una contemporaneità che squarciano per un attimo la piccola trance domestica del set. Ma è solo un lampo, subito torna la calma che ha attraversato l'ora e mezzo scarsa del set, incoronata dagli applausi dei presenti, ripagati da tre bis. Ma non dalla modestia tecnica e dalla leggerezza compositiva di un Sakamoto ancora distante dalla pienezza che un piano solo richiede». Meno critico Mario Luzzatto Fegiz del "Corriere della Sera", che ha seguito il concerto di Milano, tutto esaurito, davanti a oltre 2.000 spettatori. Sul quotidiano milanese c’è un’intervista a Sakamoto: ecco alcune domande e risposte.
«Maestro, lei passa dalla techno alla classica. Qual è la sua vera identità?
"Tutto quello che faccio o suono mi appartiene, comprese le contraddizioni".
Dove va il Giappone come gusti musicali?
"Vivo a New York da molti anni e ho cessato di capire i gusti dei miei concittadini. Il Giappone in seguito alla globalizzazione ha perso ogni identità musicale".
Lei ha realizzato tre colonne sonore con Bertolucci. Com'è stato il vostro rapporto?
"Amore, odio, dolore, insomma la vita"».
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