Credits: Alessandro Bosio / Concessione in uso a Rockol
Gloria Pozzi sul "Corriere della Sera" parla di "Trionfo della band a Milano": «Alcatraz esaurito per l'unico concerto italiano per una band tra le più significative degli anni 90, simbolo di una gioventù ribelle». In effetti l’Alcatraz, senza nulla togliere al gruppo di Billy Corgan (né all’Alcatraz), è un locale di dimensioni piuttosto contenute: gli spettatori non dovrebbero essere stati più di 2500. Per loro il gruppo di Chicago ha eseguito «Novanta minuti di rock intenso, a volte rabbioso e ruvido, altre romantico e malinconico, sempre sorprendente. Tra molti successi del passato ("Tonight, tonight" "Cherub rock") e una manciata di canzoni ancora inedite che il pubblico ha accolto con grande calore. Al primo ascolto, le nuove composizioni del geniale trentunenne di Chicago, che dal palco proclama "Dio vi benedica", sembrano segnare una svolta: abbondano ballate e ritmi che più che a travolgere puntano ad avvolgere; e i testi rivelano la scoperta della spiritualità, citando in più occasioni Dio (a cominciare dal titolo dell'album "The machine of God"), il paradiso, l'anima, la preghiera e l'amore che salva e vince. Dopo l'ossessione della morte che caratterizzava nel '98 l'album "Adore", Corgan ora sostiene in diverse nuove canzoni di essere sopravvissuto e di voler continuare ad esistere». Secondo Alberto Campo de "La Repubblica", «Accantonati gli esperimenti elettronici tentati in "Adore", l'album del 1997, gli Smashing Pumpkins si sono immersi in un bagno di realismo rock. Suona così nuovamente aspro e rumoroso il disco imminente, e più ancora il concerto, melodramma rock lungo quasi due ore e articolato in una ventina di canzoni, per metà nuove di zecca. Come "The everlasting gaze", "Stand inside your love" e "Heavy metal machine", le più incisive del lotto, alternate a episodi accuratamente scelti nel repertorio precedente. (...) In retromarcia verso il rock, allora: qualche fronzolo acustico e molta sostanza elettrica nello spettacolo. Ciò rafforza la posizione preminente di Corgan, adeguatamente spalleggiato dal chitarrista James Iha e dai due nuovi arrivati, che sopportano di buon grado l'esuberante egocentrismo del leader. Che sia questo il movente che ha spinto D'Arcy Wretzky ad abbandonare la compagnia?».
Schede:
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale