Sul "Messaggero", un’intera pagina dedicata alla proliferazione "sotterranea" del reggae in Italia. Maria Carla Gullotta analizza le caratteristiche del reggae italiano: «diffusione estesa ma assolutamente artigianale, capillare presenza all’interno dei centir sociali, amore controcorrente per il vinile, meglio se a 45 giri (un mercato fiorente ormai solo in Giamaica), fiorire di autoproduzioni, consapevolezza di sé non solo come soggetti musicali ma come portatori di una "banner", la bandiera di un coinvolgimento molto forte (...)». Nella pagina, oltre a un box con i luoghi dove ascoltare reggae (e i programmi radio ad esso dedicati), un occhiello dedicato ai romani Sattamassagana, che hanno appena inciso "In this time" per la Good Stuff, e un’intervista di Paolo Zaccagnini a Skardi. Il cantante dei Pitura Freska parla tra l’altro del rapporto tra reggae e marijuana: «Ogni tipo di musica è identificabile con una droga, pensiamo solo oggi alla techno e all’ecstasy; si drogavano anche quando sentivano valzer e mazurke. E’ fin troppo facile generalizzare».
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