Little Steven ha salutato Bruce Springsteen e la E Street Band, e ha contemporaneamente pubblicato "Born again savage", il suo quinto album solista. «E’ solo una coincidenza - ha assicurato il chitarrista - del resto il disco era disponibile sul mio sito littlesteven.com già da due mesi» . Si tratta di materiale registrato con Adam Clayton (U2) e Jason Bonham nel 1994, ma mixato ben quattro volte in questi lunghi anni. «L’ho voluto remixare in modo che non suonasse mixato. Sembra completamente privo di una produzione: ci vuole una produzione pazzesca per ottenere questo risultato. E’ il primo disco rock che ho mai fatto. Il rock mi mancava, dopo tanta world-music» . Il disco, che Little Steven non intende promuovere dal vivo (mentre intende fare altri concerti, l’anno prossimo, con Springsteen), è una sorta di quinta enciclica - sulla religione, appunto - dopo che nei lavori precedenti il luogotenente del Boss aveva affrontato l’individuo, la famiglia, lo Stato e l’economia. «Quello che cerco di sottolineare in questo disco è che dovremmo passare più tempo a capire quali sono i punti di contatto tra i vari culti. Invece tendiamo a diventare tifosi, come in politica. Sembra che non sia importante chi ha le idee migliori, ma chi vince. Chi è nella squadra battista, chi in quella ebraica, chi in quella buddhista: tutti sono convinti che gli altri si sbaglino» . La vacanza dal palcoscenico gli consentirà di passare sul set: interpreterà un gangster nella serie televisiva "The Sopranos".
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