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NEWS   |   Italia / 10/12/1999

Plati…Notte, quarto appuntamento: icone, sante e sciüre

Plati…Notte, quarto appuntamento: icone, sante e sciüre
Nella galleria femminile delle cantanti di cui Platinette ha reinterpretato le canzoni c’è posto anche per Anna Oxa, la cui “Donna con te” è la cover più recente tra quelle incluse nella raccolta “Da viva-vol.1”.

Parlavamo di donne bionde e di uomini chiacchierati. Come mai hai scelto la Oxa?
“Donna con te” è, non dico un omaggio, ma qualcosa che ci somiglia molto, alle difformità di gusti sessuali esistenti nel nostro paese. La Oxa, non so per quale motivo, è diventata una vera icona delle froce italiane: è forse l’unica che, da questo punto di vista, possa aspirare al ruolo di erede di Mina. Di aspiranti ce ne sono state tante, dalla Rettore alla Berté, alla Vanoni, anche se la Vanoni è troppo medio borghese alta per queste cose. Ma la Oxa è un raro esempio e un caso vero di icona gay. Il fatto poi di poter cantare con la voce da uomo “Dooonnaaa, con te io sarò dooonnaaaa” mi sembrava talmente divertente! Perché è vero che ho preferito non fare imitazioni o parodie, ma è vero anche che queste canzoni hanno un po’ della presa per il culo, cosa che non deve mai mancare. La Oxa, così algida e lontana, e così amata dalle sciampiste dei parrucchieri di tutta Italia, per me è quella di “Dooonnaaa, con te io sarò dooonnaaa” e di quel “Se vuoi..” finale che è doppio senso elevato a stile.

E a proposito di doppi sensi, penso che sarai d’accordo con me nel dire che pochi superano “La mia gatta è ancora lì, non parla ma dice sì” di Marcella di cui tu canti proprio “Nell’aria”.
La gatta, la figlia del vulcano: semplicemente strepitosa. Ecco, Marcella è stata una delle cantanti a cui ho chiesto di duettare e che mi ha risposto di no. Mi ha spiegato che non è ancora pronta a prendersi in giro. Sarebbe stata un po’ una cattiveria, ma mi veniva da dirle: “Signora, forse doveva pensarci un po’ prima!”. Comunque, l’ho trovata stranamente molto nobile in questo suo voler essere sciüretta a tutti i costi, fino in fondo, lei che arriva da un negozio di frutta e che ha ancora davanti le casse del negozio di Sant’Ilario d’Enza del papà. Giustamente, però, oggi è la donna di un petroliere e vuole tenere fede a questo ruolo.

C’è qualche altra cantante che ti ha detto di no?
La Cuccarini: è stata simpatica e carina, approvava molto l’idea di inserire “La notte vola” nella raccolta ma non ha voluto cantarla, per via di una gravidanza appena arrivata e poi perché aveva “Grease” in corso. La cosa divertente è che le ho detto: “Sa, forse glielo avranno già riferito, ma questo è un omaggio alla comunità cosiddetta gay perché ancora oggi la sua canzone è un classico. Dove si fa revival, c’è ‘La notte vola’.” E lei: “Ma no, non è vero, non ci credo”. Insomma, finge di non saperlo. Ma per favore: chieda al marito come va con i diritti d’autore.

Cosa ci racconti di “Quando dico che ti amo”?
Avevo in testa la canzone ma non riuscivo assolutamente a ricordarmi l’interprete. Ho fatto una ricerca e sono approdata a questa Annarita Spinaci. Una meraviglia già dal nome! E poi quella filosofia del po-po-po…Un vero divertimento.

Come “Sono una donna non sono una santa” in versione jungle con La Pina.
Sì, questo è l’episodio massimo di divertimento, è l’unica canzone, a differenza delle altre che sono tutte suonate, rifatta tecnologica e modernissima. La Pina canta, non parla, e stona sensibilmente. Ma se n’è sbattuta le palle di stonare: ha cantato con il piacere di fare uno sberleffo innanzitutto a se stessa, a quel ruolo serio e istituzionale che ha acquisito. A entrambe, poi, piaceva molto l’idea che la Rosanna Fratello fosse una sorta di solitaria filosofa della passione femminile, in un’epoca in cui nessuno osava dichiarare l’esistenza di voglie a livello pube. “Tre mesi sono lunghi da passare, quando l’amore stuzzica il tuo cuore. Amore amore mio lasciami stare se no non ce la faccio ad aspettare”: be’, insomma, ci è sembrata meeeravigliosa. E poi questa canzone è una vera discesa nel genere donna meridionale, passionale, vogliosa.

Una discesa anche nel genere donna che si spoglia per “Playboy”. A proposito, l’hai fatto o no un calendario per il Duemila?
Certo, ma mentre tutte le altre si spogliano, alcune perché devono essere un po’ malate, come la Marcuzzi, che non capisco perché si debba spogliare ogni due anni, manco avesse una malattia alla pelle che la obbliga a esporsi, io mi vesto. L’idea del calendario è un viaggio tra le donne che hanno fatto la storia del millennio, donne sofisticate come Lucrezia Borgia, Madame Curie, Maria Antonietta. A dire il vero ci sono anche dei nudi: Marylin Monroe, per esempio, la faccio proprio come nella famosa foto sdraiata sul lenzuolo rosso, solo che, nel mio caso, sopra il tessuto c’è una massa informe di carne.

Tornando alla musica, mi spieghi cosa c’entra Tony Renis in un disco di sole donne?
C’entra il mambo…

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