Celentano, commenti a ‘Francamente me ne infischio’

Celentano, commenti a ‘Francamente me ne infischio’

La maggior parte dei quotidiani ha deciso di seguire "l’evento-Celentano" ispirandosi alle telecronache sportive.

Un po’ come la coppia calcistica Pizzul-Pecci per seguire le partite di calcio, i giornali hanno affiancato un commentatore musicale e uno televisivo per seguire "Francamente me ne infischio". La nostra impressione è che anche i critici musicali abbiano finito per parlare di immagini, più che di note. Tra i resoconti delle immagini-choc, dei duetti e delle gag, da segnalare alcuni commenti. Mario Luzzatto Fegiz sul "Corriere della Sera": «Ritmo lento, a tratti decisamente tedioso (con una netta ripresa all'arrivo di Teocoli) e pretenzioso (come quelle lunghe inquadrature alla Besson dei soli piedi di Celentano), mentre la prima canzone "Io non so parlar d'amore" era in playback. Che ci stava a fare allora l'immenso apparato (orchestra, 200 tecnici, palazzina-camerino per Adriano) messo a punto dalla Rai e dal produttore Ballandi?» Marinella Venegoni su "La Stampa": «L’unico che è riuscito a stanare il Molleggiato dal proprio territorio musicale è stato, con "Guantanamera", il 94enne cubano Compay Segundo, che l’altro giorno era stato spacciato per l’intero gruppo di "Buena Vista Social Club"». Sul quotidiano torinese sono tre le firme che si occupano del programma: oltre a Marinella Venegoni e Alessandra Comazzi, in prima pagina c’è anche Massimo Gramellini, che dedica un pensiero a Ligabue «e la sua "Vita da mediano", offerta in versione-live al popolo di Raiuno. Ci sarebbe piaciuto che per una volta - vista l’occasione - l’ineffabile bardo del politically correct dedicasse il suo inno agli estrosi invece che ai mediocri, perché il problema della società moderna è che giocano soltanto gli Oriali mentre i Baggio restano in panchina, perché incapaci di "coprire certe fasce"». Infine, Marco Mangiarotti sul "Giorno": «Se l’obiettivo era avere titoli e polemiche oggi, lui ha avuto ragione. Noi crediamo che la verità stia nel mezzo, tra il gioco con i media e l’urgenza di denunciare i mali e le ingiustizie del mondo. (.) Così facendo, ha però messo in un angolo la bravura di Teocoli e l’Adriano che canta favvero. La cosa più semplice e banale, quindi geniale del mondo». .

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