Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol
Tom Jones è un signore gallese di 59 anni, irresistibilmente simpatico, che
ha presentato anche in Italia la sua ultima fatica, un album di duetti con
giovani popstar intitolato "Reload". Probabilmente lo scopo del tutto è
sinistramente rappresentato dalla copertina del disco, che ritrae lui e gli
idoli giovanili con cui ha duettato, all'interno di schermi televisivi;
Jones sembra volersi proporre anche lui in questo modo, che è il più
gradito alla Mtv generation.
«Questo disco è nato», spiega il vecchio leone, «quando gli Space e Cerys Matthews dei Catatonia hanno inciso "The ballad of Tom Jones". Mi è molto piaciuta, e ho chiesto alla mia compaesana Cerys: "Quando farai un duetto con me?". Non avevo mai fatto un disco del genere». Sono addirittura 17 i brani, pescati tra i successi del rock di ogni epoca ("Lust for life", "Burnin' down the house", "Are you gonna go my way") incisi con - tra gli altri - Robbie Williams, Simply Red, Cardigans, James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers, Pretenders, Natalie Imbruglia, Van Morrison e Zucchero. Quest'ultimo telefona durante la conferenza stampa: «Sono in Sicilia, nella Valle dei Templi, ci ho suonato ieri sera». «Quando ci vediamo?», gli chiede Jones. «Magari a New York, sarò lì quasi tutto il mese di ottobre. Tom, complimenti per il disco: mi hai proprio ucciso con la tua voce». «E tu mi hai fatto impazzire!» controbatte Jones, alludendo al fatto che i due hanno inciso, per l'appunto, "She drives me crazy" dei Fine Young Cannibals.
Salutato l'amico, Jones parla di Italia: a parte Bocelli e Bobby Solo, non conosce molto bene la musica italiana, e non dà l'impressione di conoscere nemmeno Adriano Celentano che lo ospiterà nel suo strombazzatissimo show televisivo ad ottobre. Tra le altre imprese che lo attendono, un film con Anjelica Huston: «Io interpreto me stesso, lei una mia fan. E' ambientato nel 1967, quando avevo 27 anni. Ho fatto presente che ora ne ho qualcuno di più, ma mi hanno detto di non preoccuparmi, per cui non mi preoccupo», sorride. Già che c'è, ridimensiona le dichiarazioni sul tentato suicidio riportate anche da Rockol (vedi sezione Artisti); «Mi hanno chiesto: "Ci hai mai pensato?" Ho risposto: "Sì, per una frazione di secondo"»; e in effetti sostiene di non essersi mai preoccupato per l'appannamento del suo successo. «E' capitato che alcuni miei dischi non andassero benissimo, ma come performer ho sempre avuto l'entusiasmo del pubblico. Il fatto è che sono un interprete, e quindi se le canzoni da me cantate non sono diventate dei successi, si vede che le canzoni non erano all'altezza».
«Questo disco è nato», spiega il vecchio leone, «quando gli Space e Cerys Matthews dei Catatonia hanno inciso "The ballad of Tom Jones". Mi è molto piaciuta, e ho chiesto alla mia compaesana Cerys: "Quando farai un duetto con me?". Non avevo mai fatto un disco del genere». Sono addirittura 17 i brani, pescati tra i successi del rock di ogni epoca ("Lust for life", "Burnin' down the house", "Are you gonna go my way") incisi con - tra gli altri - Robbie Williams, Simply Red, Cardigans, James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers, Pretenders, Natalie Imbruglia, Van Morrison e Zucchero. Quest'ultimo telefona durante la conferenza stampa: «Sono in Sicilia, nella Valle dei Templi, ci ho suonato ieri sera». «Quando ci vediamo?», gli chiede Jones. «Magari a New York, sarò lì quasi tutto il mese di ottobre. Tom, complimenti per il disco: mi hai proprio ucciso con la tua voce». «E tu mi hai fatto impazzire!» controbatte Jones, alludendo al fatto che i due hanno inciso, per l'appunto, "She drives me crazy" dei Fine Young Cannibals.
Salutato l'amico, Jones parla di Italia: a parte Bocelli e Bobby Solo, non conosce molto bene la musica italiana, e non dà l'impressione di conoscere nemmeno Adriano Celentano che lo ospiterà nel suo strombazzatissimo show televisivo ad ottobre. Tra le altre imprese che lo attendono, un film con Anjelica Huston: «Io interpreto me stesso, lei una mia fan. E' ambientato nel 1967, quando avevo 27 anni. Ho fatto presente che ora ne ho qualcuno di più, ma mi hanno detto di non preoccuparmi, per cui non mi preoccupo», sorride. Già che c'è, ridimensiona le dichiarazioni sul tentato suicidio riportate anche da Rockol (vedi sezione Artisti); «Mi hanno chiesto: "Ci hai mai pensato?" Ho risposto: "Sì, per una frazione di secondo"»; e in effetti sostiene di non essersi mai preoccupato per l'appannamento del suo successo. «E' capitato che alcuni miei dischi non andassero benissimo, ma come performer ho sempre avuto l'entusiasmo del pubblico. Il fatto è che sono un interprete, e quindi se le canzoni da me cantate non sono diventate dei successi, si vede che le canzoni non erano all'altezza».
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