Lunedì 13 settembre: i Rage Against The Machine sono al London Astoria per la loro unica apparizione annunciata in Europa, a precedere l’uscita (il prossimo novembre) del loro terzo lavoro, dopo il primo album (intitolato col nome del gruppo) e ‘Evil Empire’.
Il London Astoria è intimo e buio, con grandi teloni bianchi che coprono gli altoparlanti, a riprendere la scenografia da graffiti alle spalle del palco. Il pubblico che ha riempito la platea chiama la band a gran voce, ed ecco che i quattro compaiono. «We are Rage Against The Machine, from Los Angeles!» annuncia Zack. Neanche il tempo di notare che sul palco la scenografia è meno che minimalista (assolutamente niente oltre alle spie, se si esclude la rossa e celebre faccia-icona di Che Guevara su uno stendardo) che parte “Testify”, un pezzo dal prossimo album. Circa 5 secondi dopo l’inizio del brano inizia uno sfrenato stage diving simultaneo di decine e decine di fans, e la platea ribolle di braccia, gambe, corpi che rotolano sulle teste degli altri.
Se nei dischi i RATM esprimono il loro disagio in testi duri su musiche aggressive e ritmate, dal vivo questa rabbia acquisisce una connotazione di furia fisica, mentre lo stomaco è bombardato dalle percussioni di Brad Wilk e dagli uppercuts di basso di Tim ‘Bob’. E’ proprio nel terzo brano della serata, “Bullet in my head”, che probabilmente meglio esplode la tatuata energia del devastante modo di maneggiare il basso di Tim e della fiammeggiante brutalità del suo suono.
Extreme metal con influenze funky, con testi ‘parlati’ dentro il microfono, più che cantati, da Zack de la Rocha, spazio per veri virtuosismi con la chitarra di Tom Morello in mezzo ad accompagnamenti distorti che salgono fino a fondersi con l’intonazione spesso stridula delle grida nasali di Zack. Il concerto prosegue, ancora con brani nuovi, che sembrano in linea con quelli già conosciuti per aggressività ed energia sprigionata. La chitarra di Morello (nonno italiano, di Torino) produce suoni che ricordano traffico, motori, segherie, nitriti di cavalli, serrande che sbattono, sirene, esplosioni. All’ascolto degli album della band non ci si stupisce di notare suoni abituali per le produzioni degli anni ’90: scratching, sirene, i rumori più disparati. I RATM (così come a loro tempo facevano i primi Queen) ci tengono a sottolineare nelle note di copertina che tutti I suoni che compaiono nell’album sono il frutto dell’uso dei loro strumenti. Niente campionature, tastiere o sintetizzatori di sorta. Tutto ciò che si sente è prodotto da voci, basso, batteria e – soprattutto - chitarra. E tutto ciò è assolutamente trasparente dal vivo. Così, durante “Know your enemy” si vede Tom produrre suoni vari e quasi delicati, salvo poi, verso il termine del brano fare cose con la (ed alla) chitarra che non vi farebbe piacere veder fare ad un camion…
Prosegue anche lo stage diving, ininterrotto ed ad una frequenza paurosa. Per parecchi che scompaiono prima di raggiungere la base del palco, inghiottiti da aperture che si generano improvvise sul mare di teste, molti ce la fanno. A dozzine, per poi riuscire e ricominciare ancora. Segue “No shelter”, il contributo dei RATM al soundtrack di “Godzilla”, e poi “Bulls on parade” prima di un breve intervallo. C’è tempo ancora per tre pezzi, tra cui una notevole “Killing in the name” a precedere il gran finale con “Freedom”.
Il London Astoria è intimo e buio, con grandi teloni bianchi che coprono gli altoparlanti, a riprendere la scenografia da graffiti alle spalle del palco. Il pubblico che ha riempito la platea chiama la band a gran voce, ed ecco che i quattro compaiono. «We are Rage Against The Machine, from Los Angeles!» annuncia Zack. Neanche il tempo di notare che sul palco la scenografia è meno che minimalista (assolutamente niente oltre alle spie, se si esclude la rossa e celebre faccia-icona di Che Guevara su uno stendardo) che parte “Testify”, un pezzo dal prossimo album. Circa 5 secondi dopo l’inizio del brano inizia uno sfrenato stage diving simultaneo di decine e decine di fans, e la platea ribolle di braccia, gambe, corpi che rotolano sulle teste degli altri.
Se nei dischi i RATM esprimono il loro disagio in testi duri su musiche aggressive e ritmate, dal vivo questa rabbia acquisisce una connotazione di furia fisica, mentre lo stomaco è bombardato dalle percussioni di Brad Wilk e dagli uppercuts di basso di Tim ‘Bob’. E’ proprio nel terzo brano della serata, “Bullet in my head”, che probabilmente meglio esplode la tatuata energia del devastante modo di maneggiare il basso di Tim e della fiammeggiante brutalità del suo suono.
Extreme metal con influenze funky, con testi ‘parlati’ dentro il microfono, più che cantati, da Zack de la Rocha, spazio per veri virtuosismi con la chitarra di Tom Morello in mezzo ad accompagnamenti distorti che salgono fino a fondersi con l’intonazione spesso stridula delle grida nasali di Zack. Il concerto prosegue, ancora con brani nuovi, che sembrano in linea con quelli già conosciuti per aggressività ed energia sprigionata. La chitarra di Morello (nonno italiano, di Torino) produce suoni che ricordano traffico, motori, segherie, nitriti di cavalli, serrande che sbattono, sirene, esplosioni. All’ascolto degli album della band non ci si stupisce di notare suoni abituali per le produzioni degli anni ’90: scratching, sirene, i rumori più disparati. I RATM (così come a loro tempo facevano i primi Queen) ci tengono a sottolineare nelle note di copertina che tutti I suoni che compaiono nell’album sono il frutto dell’uso dei loro strumenti. Niente campionature, tastiere o sintetizzatori di sorta. Tutto ciò che si sente è prodotto da voci, basso, batteria e – soprattutto - chitarra. E tutto ciò è assolutamente trasparente dal vivo. Così, durante “Know your enemy” si vede Tom produrre suoni vari e quasi delicati, salvo poi, verso il termine del brano fare cose con la (ed alla) chitarra che non vi farebbe piacere veder fare ad un camion…
Prosegue anche lo stage diving, ininterrotto ed ad una frequenza paurosa. Per parecchi che scompaiono prima di raggiungere la base del palco, inghiottiti da aperture che si generano improvvise sul mare di teste, molti ce la fanno. A dozzine, per poi riuscire e ricominciare ancora. Segue “No shelter”, il contributo dei RATM al soundtrack di “Godzilla”, e poi “Bulls on parade” prima di un breve intervallo. C’è tempo ancora per tre pezzi, tra cui una notevole “Killing in the name” a precedere il gran finale con “Freedom”.
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