Miguel Bosè, com'era e com'è

Miguel Bosè, com'era e com'è
Oggi 14 settembre, a Milano, il cantante ha presentato la sua nuova raccolta "Best of Miguel Bosè": diciotto brani che ne ripercorrono la storia da "Anna" (1979) a "L'autoradio" (1996), passando dalle notissime "Bravi ragazzi" e "Olympic games", alle meno note ma più mature "Miraggi" e "Lay down on me". 43 anni, star indiscussa in Spagna e America Latina, Miguel ha con l'Italia un rapporto meno facile. Mentre in patria la sua evoluzione da idolo per teenager a cantante più completo nonché attore in film prestigiosi è stata costantemente seguita dal pubblico e dalla critica, da noi è ancora, invariabilmente, il ragazzo che faceva innamorare le teenager con "Super superman", vent'anni fa. «Ma non è un problema mio», dice tranquillo. «Non mi sento schiavo di questa vecchia immagine, che poi è limitata all'Italia. Casomai è l'Italia ad esserne schiava, a non volere un Miguel Bosè diverso. Qualcuno in Spagna dice che il mio album "Bandido" è il più significativo della storia del pop spagnolo. Qui in Italia non se n'è accorto nessuno», dice tranquillo. In patria, Miguel conduce e produce uno show televisivo in prima serata - ma con una piccola differenza rispetto a, tanto per fare un nome, Gianni Morandi: «Non canto. Sarebbe una volgarità terribile». Questo nonostante il disco esca anche per il mercato latino, pur con una scaletta diversa e le versioni ovviamente in spagnolo dei due inediti "Un momento per me" e "Questo mondo va". E la promozione dell'album non è il suo cruccio. «Non so se farò un tour. In effetti sono 4 anni che non ne faccio, da "Sotto il segno di Caino". Il fatto è che tutti quei paesi sudamericani non finiscono mai... Per fare ottanta date ci metti un sacco di tempo, magari rinunciando ad altre cose. Prima di fare un tour ci penso sempre due volte, perché devo valutare quello che poi non posso fare. Ad esempio, sono due anni che non faccio cinema. Ma non ho film in programma, al momento. Ora faccio televisione. Una cosa alla volta». Infine, un parere sul boom del pop latino. «Dagli Usa è partito l'ordine di "integrare" i latini. Se ci fate caso, lo hanno fatto con tutti: gli afroamericani, poi gli irlandesi... Sono tutte campagne per assimilare le loro etnie. Infatti quella di Jennifer Lopez e Ricky Martin è una musica molto americanizzata». Per la cronaca, lui preferisce Garbage e Skunk Anansie.
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