Oggi a Liverpool, parata di band (150 per "La Stampa", 180 per il "Corriere della Sera") e Gala dedicato al sottomarino giallo dei Beatles. Scrive Marinella Venegoni su "La Stampa": «Oggi, clou della "Beatle week", comincia l’ennesima rinascita di un gruppo che non c’è più da 30 anni. 100.000 persone sono attese per il "ri"lancio di "Yellow submarine". (...) Ci sono nuovi fans assicurati, i bambini, che nella campagna marketing di autunno (e perciò di Natale) paiono naturali destinatari di cartoni animati modernissimi, freschi, la cui storia ispirata a Sgt. Pepper ripropone la lotta tra il bene e il male. (...) Si intuisce la presenza costante di Paul McCartney in tutto quello che sta succedendo in città: maestro di cerimonie è il suo portavoce abituale, al mercatino saporito dei memorabilia un banchetto vende magliette intitolate alla sua defunta Linda; e ragazze distribuiscono ovunque pubblicità della Liverpool School of Arts da lui patrocinata. E’ sua - e questo spiega molto - anche "Yellow submarine", del ’66, canzoncina per bambini cantata dal vecchio Ringo e scritta per l’album "Revolver"».
E sul "Corriere della Sera" parla lui, McCartney, che rievoca la notte del ’65 in cui scrisse la canzone del sottomarino. «Ero a letto e stavo pensando che bisognava scrivere qualcosa per Ringo. Allo stesso tempo mi piaceva l’idea di un brano che potesse andare a genio ai bambini, tanto per cambiare stile (...) L’idea di riproporre l’album e il disco non è stata nostra. Ci ha pensato un dirigente della MGM Videos, ma il progetto ci ha subito affascinato. E così George, Ringo ed io ci siamo ritrovati agli studios di Abbey Road, come ai vecchi tempi, Per la prima volta abbiamo sentito, nelle nostre canzoni, alcune note e sfumature la cui esistenza ignoravamo. (...) I fans ci amavano come gruppo, per varie ragioni. Quando è arrivato lo scioglimento, eravamo ancora all’apice della carriera. E’ come se non fossimo mai appassiti. Ma l’ingrediente principale era la nostra musica. Era bella, veramente bella. Me ne rendo conto ancora di più adesso, quando la sento ritoccare dalle tecnologie di oggi». Inutile dire che a McCartney viene anche chiesto se i Beatles si riuniranno mai, e che la risposta è la stessa da trent’anni: no, grazie.
E sul "Corriere della Sera" parla lui, McCartney, che rievoca la notte del ’65 in cui scrisse la canzone del sottomarino. «Ero a letto e stavo pensando che bisognava scrivere qualcosa per Ringo. Allo stesso tempo mi piaceva l’idea di un brano che potesse andare a genio ai bambini, tanto per cambiare stile (...) L’idea di riproporre l’album e il disco non è stata nostra. Ci ha pensato un dirigente della MGM Videos, ma il progetto ci ha subito affascinato. E così George, Ringo ed io ci siamo ritrovati agli studios di Abbey Road, come ai vecchi tempi, Per la prima volta abbiamo sentito, nelle nostre canzoni, alcune note e sfumature la cui esistenza ignoravamo. (...) I fans ci amavano come gruppo, per varie ragioni. Quando è arrivato lo scioglimento, eravamo ancora all’apice della carriera. E’ come se non fossimo mai appassiti. Ma l’ingrediente principale era la nostra musica. Era bella, veramente bella. Me ne rendo conto ancora di più adesso, quando la sento ritoccare dalle tecnologie di oggi». Inutile dire che a McCartney viene anche chiesto se i Beatles si riuniranno mai, e che la risposta è la stessa da trent’anni: no, grazie.
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