Sul "Corriere della Sera" il giornalista Beppe Severgnini dedica un'intera pagina ai suoi ricordi beatlesiani; lettura consigliabile ai fans del gruppo, che probabilmente si riconosceranno in affermazioni come «Mi piaceva "A day in the life", dove si parlava di "quattromila buchi a Blackburn, Lancashire, e sebbene i buchi fossero piuttosto piccoli, hanno dovuto contarli tutti". Un'attività insolita, non c'è dubbio, e un testo bizzarro per un brano musicale. Ma i Beatles avrebbero potuto cantare le pagine gialle, e io avrei approvato comunque»; oppure «Col tempo ho anche elaborato un uso terapeutico dei Beatles: una canzone su misura per ogni stato d'animo. Malinconia: "Yesterday". Serenità: "Here comes the sun". Ingorgo stradale: "Across the universe". Buon umore: "All you need is love". Amore: "And I love her". Ottimismo: "Getting better". Preparazione alla pensione: "When I'm sixty-four". Dopo aver ascoltato l'ennesimo clone di Jovanotti: "Help!". Eccetera».
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