"La Stampa" anticipa alcuni dei contenuti del documentario tv con cui Paula Yates ha voluto dimostrare che Michael Hutchence non si è suicidato ma è morto involontariamente a causa di un gioco autoerotico (vedi sezione Artisti). «La donna riferisce che Hutchence le aveva parlato in passato del suo desiderio di sperimentare il rituale dell’asfissia autoerotica (in cui il soggetto si strangola fino a svenire per aumentare il proprio piacere), ma lo tratteneva la paura di uccidersi. (...) Inoltre, i ricercatori del documentario televisivo, sulla base dell’inchiesta della polizia, hanno scoperto che Hutchence aveva già provato questa pratica autoerotica in passato ed aveva alcuni dei "gadget" necessari nella camera d’albergo. Paula Yates ha ammesso che il suo compagno amava gli esperimenti sessuali, tra cui il sadomasochismo. Alla domanda se Hutchence la avesse mai "soffocata o legata al letto", la donna ha risposto con una risata: "Sì, lui faceva di tutto. Certamente avrebbe provato qualunque cosa, soltanto per il gusto di provarla"».
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