Interessante intervista, su "La Stampa", a Johnson Righeira. Il cantante parla a lungo, non senza spunti critici, del successo e del declino del duo, delle traversie giudiziarie e del revival degli anni ‘80.
«Quest’anno, con questo successo, deprecabile come arte ma buono per il lato economico, mi hanno chiamato più spesso per serate in discoteca. Nel frattempo ho sentito Michael, abbiamo cominciato a girare insieme: serate dal vivo, feste di piazza. (...) Michael si è avvicinato molto alle idee attuali, con quest’estetica un po’ pop-kistch, easy listening e lounge. Ma non abbiamo ancora progetti. (...) Penso al circuito più underground, a uno spettacolo flessibile e di gran cura estetica, per girare i club. Potremmo prendere in mano il materiale vecchio, dargli una rinfrescata in chiave easy, con un paio di musicisti. Le serate revival pretendono i pezzi così com’erano, ma noi vorremmo rivolgerci a un pubblico underground, simile a quello degli esordi, per riprenderci in mano ciò che ci era sfuggito all’epoca, quando siamo stati catapultati dai piccoli club alle grandi masse senza aver tempo di costruire qualcosa. Io che cercavo di metter Marinetti nei pezzi, non ritengo esaltante finire solo alla sagra del carciofo».
Nel 1993 Johnson Righeira finì in galera per spaccio di ecstasy, ma venne assolto. «Avevo una dose d’incoscienza che non mi ha fatto percepire la pericolosità di certe frequentazioni. Ho sempre pensato che, non facendo io niente, non correvo rischi: invece mi son trovato messo alla stessa stregua degli altri, con coincidenze tali da rendere la mia estraneità difficilmente credibile. Sono stato assolto, ma son stato "dentro" per 5 mesi in Veneto».
Nel 1993 Johnson Righeira finì in galera per spaccio di ecstasy, ma venne assolto. «Avevo una dose d’incoscienza che non mi ha fatto percepire la pericolosità di certe frequentazioni. Ho sempre pensato che, non facendo io niente, non correvo rischi: invece mi son trovato messo alla stessa stregua degli altri, con coincidenze tali da rendere la mia estraneità difficilmente credibile. Sono stato assolto, ma son stato "dentro" per 5 mesi in Veneto».
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