Secondo l'occhiello de "La Repubblica" le due arzille star sono state protagoniste a Long Island di un incontro «straordinario» (nel sottotitolo si preferisce «epocale») e di un concerto «magnifico». Nemmeno l'articolo di Laura Putti è avaro di enfasi: quello tra Bob Dylan e Paul Simon è definito «l'incontro musicale dell'anno, forse del secolo», perché i due hanno dato vita ai «venti minuti più emozionanti della storia del rock'n'roll». Si tratta del set centrale dell'ultimo dei trenta concerti che Paul Simon e Bob Dylan hanno tenuto in America questa estate. «Il primo duetto è "The sound of silence", lentissima, rarefatta, con Dylan all'armonica e al controcanto, e Simon che osserva i suo movimenti sulla chitarra come per controllare che non sbagli un accordo. Poi si passa a Buddy Holly, a "That'll be the day", e, di seguito, a "The wanderer" di Dion Di Mucci, e Dylan è preso da un evidente attacco di risa che per miracolo non sconfina in "Knocking on heaven's door". La cantano quasi reggae, una strofa ciascuno, appoggiandosi l'uno all'altro come i compagni di strada che in 40 anni non sono mai stati. (…) Alla fine i due varcano la porta del paradiso (una volta bussato, è stato loro aperto) e, senza commozioni da fine tournée, scompaiono tra le quinte».
Dietro le quinte probabilmente i due si ripetono cosa pensavano l'uno dell'altro quando erano giovani: le frasi riportate dal quotidiano romano nelle due "schede" a corredo dell'articolo. Simon nel '65 disse di Dylan: «E' una vecchia scarpa, poeticamente insignificante»; Dylan nel '66 disse: «Simon? Mai sentito nominare».
Dietro le quinte probabilmente i due si ripetono cosa pensavano l'uno dell'altro quando erano giovani: le frasi riportate dal quotidiano romano nelle due "schede" a corredo dell'articolo. Simon nel '65 disse di Dylan: «E' una vecchia scarpa, poeticamente insignificante»; Dylan nel '66 disse: «Simon? Mai sentito nominare».
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