Credits: Vincenzo Nicolello / Concessione in uso a Rockol
"La Repubblica" dedica un articolo al concerto di Nino D'Angelo al Teatro Sistina di Roma. «Il teatro viene giù quando Nino D'Angelo sussurra nel microfono il primo verso di "Io e te nu juorno", la voce un po' sgranata, sopraffatta dagli strumenti. Tutti in piedi: le poche coppie attempate, la folla di adolescenti, la comunità napoletana che lo segue ovunque. Le sciarpe bianche e azzurre sulla fronte, i cuoricini rossi che s'illuminano agitandoli, i mazzi di fiori pronti per essere consegnati, i bigliettini con frasi d'amore o con il titolo della canzone preferita. E i cellurari accesi, tenuti bene in alto, per dividere l'emozione con un amico, un parente rimasto a casa. (...) Luoghi comuni? Banalità? Così dicevano quando D'Angelo vendeva milioni di copie ed era escluso dalle classifiche nazionali. Geniale, un artista di culto, dicono adesso che è stato graziato da Chiambretti, Fazio e "Tano da morire". Ma la sostanza è la stessa». Alla fine, racconta Giuseppe Videtti, «devono intervenire i carabinieri per ricacciare indietro l'orda di ragazze che pretende di accarezzargli la mano».
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