I fan probabilmente ricordano bene come iniziò, all'inizio dello scorso novembre, la crisi che in breve tempo quasi distrusse gli Aerosmith. Il chitarrista Brad Whitford, parlando di una futura riunione per chiarire le cose all'interno della veterana band, disse di non sapere se il cantante Steven Tyler sarebbe stato invitato al meeting. "Nessuno potrebbe rimpiazzare o imitare Steven perché lui è unico", disse Whitford. "Ma se qualcuno avesse voglia di provarci, e le cose funzionassero a dovere, perché no?". Poco dopo fu la volta di Joe Perry. Il musicista (10 settembre 1950), intervistato dal quotidiano "Las Vegas Sun", disse: "Per quello che posso dire, Steven ha mollato il gruppo. Non ne so più degli altri. Ho letto online che Steven ha detto che avrebbe lasciato il gruppo. Non so per quanto tempo, se per sempre o altre cose. So solo questo". E le cose precipitarono. Solo alla fine di febbraio, dopo settimane bollenti, l'annuncio del ritorno di Tyler in line-up. Ma cos'era successo? A chiarirlo è ora il bassista Tom Hamilton che, intervistato dal "Boston Herald", ha riferito che, dopo essere stato minacciato di denuncia dal manager di Tyler, il resto del gruppo decise di tenere una riunione di crisi. Fu solo così, alla presenza di tutti (ognuno col proprio avvocato), che i membri compresero che la gloriosa storia degli Aerosmith non poteva finire in maniera sciocca . Hamilton ha inoltre affermato che buona parte del merito della riconciliazione di tutti va proprio a Tyler, "perché la band non sarebbe sopravvissuta se non si fosse fatto ricoverare in clinica per trattare la sua dipendenza da
antidolorifici".