Tony Bennett: «Ero schiavo della droga, ho rischiato di morire»

Sesso, droga e... amabile musica americana? Non è solo il "maledetto" rock a portare alle cattive abitudini. Il crooner più "classico" d'America dopo Frank Sinatra, Tony Bennett, ha confessato di essere stato schiavo della droga fin quasi a morirne durante gli anni '70. Nella biografia autorizzata "The good life", l'interprete di "I left my heart in San Francisco" racconta: «I miei guai sono cominciati quando mi sono trasferito a Hollywood con la mia seconda moglie e due figlie. Laggiù la cocaina scorre come lo champagne, e io mi sono presto unito ai festeggiamenti. Sembrava solo una cosa molto alla moda, ma poi mi sono accorto che non ero in grado di rifiutare quando me la offrivano. Sniffavo e fumavo erba tutti i giorni. Quando nel 1979 mi sono trovato nei guai con il fisco, che minacciò di portarmi via la casa, ho completamente perso il controllo, intensificando il mio ricorso alla droga. Poi un giorno mi sono svegliato nella vasca da bagno, con mia moglie che mi spingeva il petto su è giù con forza. "Che succede?" le ho chiesto. "Semplice: avevi smesso di respirare", mi ha risposto».
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