"La Repubblica" ricorda quanto avvenne cinque anni fa, la notte dell'8 aprile 1994. «"Meglio bruciare che spegnersi lentamente", poche righe scribacchiate su un pezzo di carta per dire addio a una moglie, una figlia e milioni di fan. Così se ne andò Kurt Cobain, il leader del gruppo dei Nirvana, sparandosi un colpo alla testa nel garage della sua villa con vista sul lago Washington, a Seattle, la capitale del grunge. Appena un mese prima a Roma, ospite dell'Hotel Excelsior, aveva ingerito una dose letale di alcol e tranquillanti. Era uscito dal coma e non aveva più smesso di pensare al suicidio. E' la storia più triste della musica degli anni Novanta. (...) I fan non hanno perdonato Courtney Love, anche perché non ha mai sepolto le ceneri della rockstar. A pochi chilometri dalle tombe di Hendrix e di Bruce e Brandon Lee, la villa dove Cobain si è tolto la vita è ora meta di pellegrinaggio. I ragazzi si arrampicano sui pini altissimi pur di gettare uno sguardo su quel pianterreno dove il più grande mito giovanile degli ultimi anni ha cessato di esistere».
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