Credits: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol
Sempre sulla strada, Massimo Priviero, rocker italiano di lungo corso - e la sua antologia, che ne festeggia i vent'anni di attività, è lì a testimoniarlo - ormai "cavaliere solitario" di un rock che di adepti ne ha molti ma di copertine patinate pochissime. Lui lo sa, e non se ne cura: "Devo rendere conto solo a me stesso, e a chi mi ascolta", ci spiega, specificando come la pubblicazione del suo "best of" (con tre inediti) sia nata da un'esigenza artistica prima ancora che discografica. "Non sono mai stato uno che fa dischi tanto per farli. Mi sembrava il momento giusto per chiudere un periodo della mia carriera ricco tanto di soddisfazioni quanto di difficoltà". Niente sconti alla discografia, ma neanche clamorosi
j'accuse
tanto in voga tra i colleghi ("Inutile accusare i discografici di essere inetti, mentre stiamo assistendo ad una deriva socio-culturale che sta coinvolgendo tutti, non solo i discografici"), Massimo si dimostra molto realista e pragmatico: "Non ho mai inseguito la fama, né ho santi in paradiso: quello che faccio l'avrei fatto comunque. Abbiamo riempito il Rolling Stone di Milano (per un concerto dal quale è stato tratto DVD che uscirà - probabilmente assieme ad un disco dal vivo, entro la fine dell'anno in corso) e continueremo a fare concerti, per la maggior parte nel corso del prossimo autunno, per il gusto di avere uno scambio con chi viene ad ascoltarci, perché è questa la missione di un artista. Sono felicemente estraneo alle logiche dello stardom attuale, quindi so bene dove riporre i miei sogni e le mie speranze". Inutile chiedergli dei talent show ("Sono ridicoli: che senso ha prendere un normalissimo cantante di bella presenza e fargli scalare le classifiche per poi abbandonarlo subito dopo senza avergli fatto fare un minimo di gavetta?"), lui che sa bene dove trovare la qualità: "Al club Tenco ho visto giovani artisti bravissimi, gente che davvero aveva qualcosa da dire, che comunicava qualcosa. Gente che, purtroppo, presso il grande pubblico non ha lasciato traccia". Ma chiuso un ciclo se ne apre un altro, e chi aveva paura che il suo "Addio alle armi" (ultima traccia inedita del suo "Sulla strada", strumentale) fosse un epitaffio di una lunga e onorata carriera può stare tranquillo: "'Addio alle armi' è il 'meritato riposo': dopo tante canzoni con un testo 'forte' mi piaceva l'idea che l'ultimo capitolo della raccolta lasciasse all'ascoltatore la facoltà di immaginare un suo testo, una sua melodia. Non ho sentito, scrivendola, l'esigenza di metterci sopra delle parole. Anche uno
spoken word
, che in origine volevo inserire, poi si è rivelato superfluo. Venendo ai programmi per il futuro, il 2009 lo dedicherò ai concerti. Quando avrò voglia di registrare un disco di inediti, probabilmente tornerò alle origini, assemblando un album da 'menestrello', accompagnandomi solo con chitarra e voce. Poi è da qualche anno che sto lavorando ad un romanzo, una sorta di autobiografia romanzata molto vicina, in un certo senso, a 'Sulla strada' di Kerouac: spero di pubblicarlo entro il 2010, ma non sarei onesto a dare scadenze precise. Sono molto critico nei confronti del mio lavoro, e non ho nessuna voglia di pubblicare l'ennesimo romanzetto da cantautore. Quando sarà all'altezza, uscirà, ma fino ad allora rimarrà nel cassetto. Come spiegavo prima, non sono mai stato il tipo da fare le cose tanto per farle...".
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