Sorridente, accompagnata dalla sorella Elena, con due treccine che rivelano un’età da sezione giovani proposte più che da big e un abito stile giapponese, la ventitreenne Elisa ci ha raggiunto nella nostra postazione operativa sanremese per raccontarci la sua esperienza al Festival. Dal suo zainetto ha estratto una borraccia con la spremuta d’arancia. Due sorsate, poi rivolgendosi alla redazione: “Scusate ho bevuto a canna, ne volete lo stesso”. Il ghiaccio è rotto. Non aspetta neppure il thè che ha ordinato e si accomoda per l’intervista.Come è nata la collaborazione con Zucchero per “Luce (tramonti a Nord-Est)”?
Abbiamo lo stesso produttore, Corrado Rustici. Quando ha ascoltato il demo di “Come speak to me”, che poi è diventata “Luce” era con Zucchero per preparare il nuovo album. Nel frattempo, stavo ricevendo alcuni testi in italiano che non mi piacevano. Zucchero ha detto che gli sarebbe piaciuto darmi una mano, così sono andata a trovarlo a casa sua. Abbiamo avuto soltanto un giorno di tempo. Abbiamo parlato molto e scritto soltanto il ritornello, ma mi è piaciuto tantissimo lavorare in questo modo. Tutte le altre collaborazioni che ho avuto erano a distanza, via fax. Alla fine mi ha chiesto di scrivergli anche delle cose per il suo prossimo disco. Adesso vedremo.
Quali sono state le maggiori difficoltà dello scrivere in italiano per te che sei abituata a comporre in inglese?
Dover sintetizzare. Il fatto che la canzone fosse stata composta originariamente in inglese mi ha costretta a dover rispettare una certa metrica. Il lavoro più interessante è stato quello di cercare di riprodurre gli stessi suoni dell’idioma anglofono.
Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo album? Continuerai a esprimerti in italiano?
Venire qui è stata una mia scelta per sfruttare la grande attenzione e la grande platea del Festival. Ho voluto cantare in italiano perché ci tenevo che si capisse tutto. Farei un intero disco in italiano se fosse realizzato con la stessa ispirazione che ha generato “Luce”. Per il momento abbiamo previsto soltanto un repackaging di “Asile’s world” con la canzone di Sanremo, quella originale in inglese e un remix del pezzo che dà il titolo all’album. Nel frattempo, sto già componendo quello nuovo. Spero di riuscire a finirlo per dicembre. Sarà tutto in inglese.
L’anno scorso non ti hanno accettata al Festival perché non volevi cantare in italiano; chi ti ha convinta a cambiare idea?
Non so bene come siano andate le cose l’anno scorso. Caterina (Caselli, responsabile della sua etichetta, la Sugar, ndr) non sempre mi informa di quello che vuole fare per promuovermi. Anche questa volta, per esempio, ha mandato il demo alla commissione selezionatrice e mi ha informata a cose fatte. Ero convinta di farla uscire nella versione originale. Ho accettato di tradurla perché ha un testo che mi coinvolge particolarmente.
Come mai ti sei fatta accompagnare da un quartetto d’archi, i Solis String Quartet?
Corrado è napoletano e conosceva i Solis perché hanno collaborato al disco della PFM che ha prodotto recentemente. In quell’occasione Vincenzo, Luigi, Gerardo e Antonio gli hanno segnalato un quartetto di San Francisco, i Turtle Island Quartet. Nel demo che gli ho mandato c’erano già degli interventi di archi che avevo realizzato da sola e Corrado, al quale piacciono tantissimo soprattutto le sezioni ridotte, intime come quelle di un quartetto, li ha chiamati per la registrazione. Quando abbiamo deciso di presentarci a Sanremo, la scelta dei Solis String Quartet è stata naturale.
Perché Lunedì sera non li hai presentati al pubblico?
Sono pentita per non averli presentati alla fine dell’esibizione. Sono persone straordinarie e con loro mi sto divertendo tanto. Una bella atmosfera anche sul palco con Margherita (la direttrice d’orchestra con gli occhi più belli del Festival, ndr).
Cosa ti aspetti da questa esperienza?
Semplicemente voglio presentare questa canzone perché è una vicenda molto personale accaduta davvero. E’ una storia che si è conclusa due anni fa. Non mi sento in gara, ma sono molto caricata perché ho trovato tanta gente che ha apprezzato il mio lavoro. Non me lo aspettavo perché esula un po’ dal percorso che ho seguito finora.
Come è stato l’impatto con la platea dell’Ariston?
Quando canto non apro quasi mai gli occhi, non ho visto bene nessuno. Certamente non sono il mio pubblico, tutti molto composti, seduti…
Con quali altri artisti italiani ti piacerebbe collaborare?
Generalmente preferisco scrivere da sola, piuttosto mi piacerebbe duettare con Roberto Angelini e con Giorgia, sarebbe straordinario, ma loro non lo sanno ancora.
E’ vero che non sei riuscita a dormire la notte dopo la prima esibizione?
Mi sento talmente carica che alle tre del mattino avevo ancora l’adrenalina a mille, così ho finito alcune canzoni del nuovo disco.
Tre anni fa le tue prime apparizioni televisive erano state criticate per il look, questa volta hai scelto un abito più tradizionale, chi ti ha consigliata?
Ho ricevuto critiche pensanti sulle mie acconciature e sui miei abiti, ma le ho sempre prese in maniera ironica. Mi piace scherzare sul modo di vestire, in fondo è soltanto apparenza. Comunque ho molte soddisfazioni anche in questo ambito. Sto addirittura collaborando con degli stilisti che mi hanno chiesto di disegnare alcune collezioni e anche degli zainetti. Gli abiti che indosso continuo a disegnarmeli da sola, anche quelli di scena.
Allergica come sei alle regole dello show business, come ti trovi a Sanremo dove sei costretta a saltare in continuazione da una conferenza stampa a un’intervista?
Me l’aspettavo molto più pesante. Finora mi sto divertendo. Arrivi alla sera stanca, ma mi piace anche questo aspetto. E’ difficile che un cantante debba lavorare quattro, otto ore al giorno. Il fatto di avere degli impegni programmati per una settimana, come se si trattasse di un lavoro qualsiasi, mi piace. Ho sempre lavorato da quando ho 14/15 anni e questa settimana mi dà l’idea che sto imparando qualcosa. Vado a dormire contenta.
Hai imparato anche a navigare in Internet?
La posta elettronica la utilizzo molto, ma sul web non sono ancora espertissima. Mi hanno detto che su Napster ci sono tutti i titoli delle canzoni di Sanremo ma poi si scaricano quelle dello Zecchino d’Oro. Lo trovo geniale...
(Andrea Fontana)
Rockol è a Sanremo: per vedere e ascoltare la video-intervista a Elisa,
cliccate qui
.