Come mi faceva notare l'autore, non ci sono libri italiani (o in italiano) dedicati ai Roxy Music (a chi riesce a leggere direttamente in inglese, mi permetto di raccomandare "Re-make/Re-model: The Art School Roots of Roxy Music", che non parla tanto di musica quanto di scuole d'arte e società, ma è scritto benissimo). Il che, cioè questa assenza, è abbastanza curioso, dato che la band di Bryan Ferry ha goduto anche da noi di un certo seguito, e sicuramente siamo in tanti (perché mi ci metto pure io) ad averne seguito la produzione con attenzione e a volte con autentica passione.
Come me, anche l'autore di "Manifesto" ("il viaggio art-pop dei Roxy Music") è un conoscitore della storia e del repertorio del gruppo, il che garantisce della sua competenza e dell'attenzione con la quale ha compiuto la sua ricerca e il suo percorso puntuale e cronologico nella discografia della formazione britannica. Per la stessa ragione, qualche eccesso di entusiasmo gli va perdonato; poi potremmo discutere a lungo se l'album migliore dei Roxy sia, come mi pare sostenga lui, il terzo - "Stranded" - o, come sostengo io, il secondo ("For your pleasure": una preferenza che ho ampiamente motivato qua).
Ma il bello sta proprio nel non essere d'accordo, se non sul fatto che i Roxy Music sono stati un gruppo la cui influenza, benché forse non sempre esplicita, si è riverberata su molte delle band degli anni successivi alla loro affermazione. Ben scritto, con qualche vezzo nelle scelte lessicali che non infastidisce la lettura, ben documentato, sostanzialmente equilibrato: se volete avere in libreria una storia dei Roxy Music, questa fa per voi.
Franco Zanetti